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Chiamiamoli con il loro nome: gli attentatori bianchi della Nuova Zelanda sono terroristi

Il problema del terrorismo mondiale è proprio questo: al primo terrorismo islamico qualcuno ha voluto rispondere con l‘odio, la paura e il terrore. E il terrore genera terrorismo, facile facile. Il commento di Giulio Cavalli

Immagine di copertina
Credit: Marty MELVILLE / AFP

Vi ricordate quando qualcuno propose di pagare le spese processuali a Luca Traini dopo la sua strage razzista a Macerata perché, come disse ad esempio Salvini “la colpa è di chi ci riempie di clandestini” e non piuttosto di un lurido razzista omicida che impugna un’arma e spara a caso?

Ecco, forse la strage in Nuova Zelanda si potrebbe cominciare a leggere partendo da qui, proprio da casa nostra, visto che il gesto di Traini alla fine è arrivato fin lì, sventolato come eroico santino da preservare nel paradiso dei terroristi. E dirselo, ma dirselo forte, che questo non è nient’altro che terrorismo. Sì. Terrorismo.

Avere il coraggio di scrivere che questo terrorismo è identico a quell’atro, con la stessa organizzazione trasversale, con gli stessi impudichi eroi che rimbalzano di continente in continente piuttosto che subire la gogna che meritano, lo stesso terrorismo di chi per fede si sente superiore (oppure minacciato, la motivazione è parimenti patetica e sfacciata e risibile, non prendiamoci in giro) e che se la prende con degli innocenti solo per gridare al mondo la propria rabbia.

E non serve niente che a scoppio ritardato Luca Traini corra a far dire al suo avvocato (a TPI) che “condanna la strage in Nuova Zelanda” perché quando il veleno è in circolo (e sono anni che si pesta su questo veleno perché acceleri e riesca a spostare voti) poi alla fine è lunga e difficile tornare indietro.

Questo è terrorismo perché c’è dentro tutto l’esibizionismo di chi vuole essere guardato dal mondo per meritarsi l’attenzione di tutti e soprattutto del proprio gruppo di appartenenza: tutti quelli che ironizzano sulle dodici vergini che attendono i terroristi islamici in paradiso dovrebbero riflettere sulla spettacolarità esibita come sposa invece ricercata da questi altri terroristi che decidono di riprendersi (e non cominciate con la cazzata dei videogiochi, in giro si trovano più filmati di guerra vera che di guerra simulata, basta farsi un giro in internet).

Sono terroristi come gli altri perché alla fine vedono nemici solo in base al credo religioso o al colore della pelle, senza nessuna distinzione di persone, di donne o bambini. Il problema del terrorismo mondiale è proprio questo: al primo terrorismo islamico qualcuno ha voluto rispondere con l‘odio, la paura e il terrore. E il terrore genera terrorismo, facile facile.

E quando finalmente ci renderemo conto che non esiste un terrorismo più giustificato di un altro allora ci renderemo conto, noi che vediamo fiancheggiatori dell’Isis sul tram, in piazza e un po’ ovunque che i fiancheggiatori di quest’altro terrorismo sovranista invece sono molto chiari, definibili. Basta avere voglia di ascoltare bene le loro parole e avere il coraggio di decontestualizzarle dalla propaganda. Ma anche questo sarà un processo purtroppo lungo. Molto lungo.