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Revenge porn: i ddl contro la pubblicazione di video e foto hot private

TPI ha ricostruito il contenuto delle quattro proposte di legge

Immagine di copertina
Le proposte di legge contro il revenge porn

La vicenda della deputata 5 Stelle Giulia Sarti ha riportato all’attenzione dell’opinione pubblica non solo sullo scandalo Rimborsopoli, ma anche sul revenge porn.

A sollevare il caso sono state le Iene, che hanno scoperto il mancato versamento dei rimborsi al Movimento da parte della Sarti, soldi usati dalla pentestellata anche per  installare un sistema di “videocontrolli” nella sua abitazione.

Su TPI è stata pubblicata in esclusiva la parte del servizio delle Iene tagliata e mai andata in onda.

Per far fronte al problema della pubblicazione online o della condivisione tramite social media di voto e video privati di carattere sessuale senza il consenso delle persone interessate, i 5 Stelle e Forza Italia hanno presentato quattro diversi disegni di legge.

L’obiettivo è inasprire le pene contro chi usa il web e immagini private per vendicarsi del proprio partner.

Come ricostruito da TPI, i primi a proporre dei rimedi contro questa pratica sono stati gli esponenti di Forza Italia, che hanno depositato tre diverse proposte alla Camera e al Senato, il 5 marzo e il 12 marzo 2018 e l’ultima il 9 gennaio 2019.

Gli ultimi due ddl prevedono la reclusione da 1 a 4 anni e una multa non inferiore a 5mila euro per chi pubblica, divulga, distribuisce immagini sessuali che sono state realizzate “con la ragionevole aspettativa della riservatezza da parte delle persone rappresentate”, oltre alla possibilità per la parte lesa di sporgere querela.

Gli anni di carcere possono arrivare fino a sei anni se il responsabile è il coniuge o l’ex coniuge, il convivente o l’ex convivente, o in generale qualcuno con un legame sentimentale con la vittima del “revenge porn”.

La terza proposta sempre a firma Forza Italia prevede invece la reclusione da 1 a 3 anni, “con la pena aumentata della metà se il fatto è commesso dal coniuge, anche separato o divorziato, o da persona che è o è stata legata da una relazione affettiva alla persona offesa”.

Anche i 5 Stelle hanno avanzato un disegno di legge, arrivato in commissione Giustizia il 14 marzo 2019, in cui si pone l’accento sulla responsabilità dei gestori delle piattaforme su cui viene pubblicato il materiale sensibile e sulla necessità di rimuovere immediatamente il contenuto sensibile.

Inoltre è richiesta una pena che va da sei mesi a tre anni di carcere per chi si macchia del reato del “revenge porn”, con multe da 75 a 250 euro.

Se il colpevole è il coniuge o altra persona legata sentimentalmente alla vittima, la pena aumenta, passando da uno a quattro anni, e da cinque a dieci anni se la pubblicazione del materiale sensibile porta alla morte della vittima.

Nel ddl del M5S è presenta anche un’azione formativa nelle scuole: la Polizia postale, oltre a stendere delle linee guida per la prevenzione, dovrà  portare avanti delle attività educative “per un uso consapevole di internet e dei social media”.

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