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Moschee in Italia, ecco il piano di Matteo Salvini

Eppure proprio il ministro durante il Question time alla Camera ha confermato che "non ci sono collegamenti tra finanziamenti sospetti e casi di terrorismo"

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Il leader della Lega e ministro dell'Interno, Matteo Salvini

“A oggi non sono emersi collegamenti tra finanziamenti erogati da stati stranieri in Italia e fattispecie penali connesse al terrorismo”.

Ma “il nostro obiettivo è arrivare a specifiche iniziative, anche normative, per disciplinare l’attività di moschee e luoghi di culto”.

Questo il “Salvini pensiero” emerso dalle risposte dello stesso ministro dell’Interno al Question time alla Camera di ieri, mercoledì 13 marzo.

Al centro il tema della sicurezza nazionale, con speciale “focus” sui luoghi di culto islamici in Italia.

Quindi, riassumendo, anche se non ci sono collegamenti diretti tra moschee e terrorismo, il governo punta a una regolamentazione, molto stretta, dei luoghi di culto islamici in Italia.

Il motivo: un generico “è noto” che “questi punti di aggregazione possono trasformarsi in centi di reclutamento”.

Cosa accadrà quindi? Salvini, come dichiarato da tempo e “ufficializzato” ieri, punta a tracciare ogni tipo di finanziamento verso le moschee e a istituire quello che ha definito un “registro dei ministri di culto”, oltre a stretti “strumenti di controllo che prevedano anche la chiusura delle moschee sospette” e delle “associazioni radicali”.

Il tutto anche se “ad oggi non sono fortunatamente emersi collegamenti tra finanziamenti erogati a sodalizi islamici da parte di Stati esteri fattispecie di rilevanza penale connesse al terrorismo”.

Titolo del provvedimento leghista è: “Disposizioni concernenti il finanziamento e la realizzazione di edifici destinati all’esercizio dei culti ammessi”.

Il disegno di legge porta la firma di Guido Guidesi, attuale sottosegretario alla presidenza del Consiglio al ministero per i rapporti con il Parlamento e la democrazia diretta.

Tra le nuove regole il Carroccio avrebbe voluto inserire una linea più dura che comprendesse anche la chiusura delle moschee abusive e l’obbligo di predicare in italiano.