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Siria: padre Paolo Dall’Oglio sarebbe vivo, secondo il Times

Immagine di copertina

Paolo Dall’Oglio, il religioso rapito in Siria il 29 luglio 2013 e di cui non si hanno notizie certe, potrebbe essere vivo. A rivelarlo è il quotidiano The Times, che scrive che 3 ostaggi dello Stato Islamico, John Cantlie, Dall’Oglio e una donna neozelandese, farebbero parte dei negoziati dei miliziani per sfuggire all’annientamento in una delle ultime sacche di territorio ancora rimaste sotto il loro controllo.

La fonte del Times sono alti funzionari curdi.

L’Isis starebbe quindi cercando un accordo con le forze curdo-arabe sostenute dagli Stati Uniti, chiedendo un corridoio sicuro in cambio della liberazione di ostaggi che affermano di avere.

I tre furono sequestrati separatamente nei primi giorni dell’ascesa al potere del gruppo terroristico.

A questo link alcune informazioni utili da conoscere sul rapimento di Paolo Dall’Oglio.

Nel luglio 2013 il religioso gesuita era impegnato in difficili trattative per la liberazione di un gruppo di ostaggi a Raqqa, quando si sono all’improvviso perse le sue tracce.

Dall’Oglio viveva in Siria dagli anni ’80, quando rifondò la comunità monastica cattolico-siriaca Mar Musa (Monastero di san Mosè l’Abissino). Il monastero si trova nel deserto a nord di Damasco.

Dall’Oglio è sempre stato impegnato nel dialogo interreligioso tra cattolici, ortodossi e islamici. Il governo siriano è sempre stato sospettoso nei confronti del gesuita, che proponeva una soluzione pacifica alle rivolte popolari che poi sarebbero degenerate nella non ancora conclusa guerra civile.

Il regime di Damasco arrivò a minacciarne l’espulsione durante le proteste della primavera del 2011. L’espulsione fu effettivamente eseguita il 12 giugno 2012, e Dall’Oglio si trasferì nel Kurdistan iracheno.

Rientrò in Siria nel 2013, poco prima di essere rapito.