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Fabbricati abusivi e cartelle di Equitalia: il nuovo servizio delle Iene sui terreni della famiglia Di Maio

Le Iene hanno scoperto che nei terreni della famiglia Di Maio ci sono quattro fabbricati che non risultano dalle mappe catastali

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Credit: Le Iene

Continuano i problemi in casa Di Maio dopo che il servizio delle Iene andato in onda il 2 dicembre 2018 ha svelato nuovi particolari sui terreni dell’azienda appartenente alla famiglia del vicepremier.

Secondo le Iene, ci sarebbero quattro fabbricati che non risultano dalle mappe catastali e questa volta sarebbe direttamente coinvolto anche Luigi Di Maio, e non solo il padre come accaduto per lo scandalo del lavoro nero.

In un’intervista della Iena Filippo Roma a Di Maio, il ministro del Lavoro ammette di riconoscere due dei quattro fabbricati, ma specifica che si tratta du una masseria e di un magazzino. Il leader dei 5 Stelle spiega anche che spettava a lui il compito di aprire la porta del deposito agli operai e consegnare loro le attrezzature di cui avevano bisogno.

Secondo il vicepremier, il terzo fabbricato altro non è che una stalla che si trova sul terreno dell’azienda di famiglia “dalla Seconda guerra mondiale”, ma la sua versione è stata presto smentita dalle Iene.

Sulla base delle foto di Google Earth, il programma ha mostrato come la “stalla” sia stata costruita nel 2008 e che, inoltre, si tratta di un patio con mattoni in cotto dotato di una cucina e una piscina fuori terra montabile. Lo stesso Luigi Di Maio ha partecipato a feste e cene con bagno in piscina nei terreni a Mariglianella.

La risposta di Di Maio nel corso della trasmissione era stata che l’edificio “non è una villetta, nel senso che non è abitata, non è un posto abitato, non ci sono camere da letto o altro”.

Ma non finisce qui. Le Iene infatti hanno anche scoperto che dal 2006 al 2013 la proprietaria dei terreni è la madre di Luigi Di Maio, Paolina Esposito. In seguito, la proprietà passa ai figli. Dal 2010 però risulta iscritta sui terreni un’ipoteca di Equitalia di 333.499 euro, per un credito non pagato di 176.724 euro.

La famiglia Renzi e il lavoro nero – Le accuse di aver pagato in nero alcuni lavoratori sono state mosse dal giornale La Verità al padre di Matteo Renzi dopo che lo chef Andrea Santoni, attualmente impiegato a Londra, ha raccontato di aver lavorato nella società Speedy Florence dei Renzi alla fine degli anni Novanta e di essere stato pagato in contanti e senza contratti e ricevute.

“Prendevo i giornali, raggiungevo la mia postazione e li vendevo. A casa facevo i conti e preparavo la busta con il denaro per i Renzi. Matteo prendeva le buste con i nostri nomi, ma non le apriva davanti a noi”, ha raccontato a La Verità Santoni.

“Contratti? Io non ho mai firmato nulla e non ho dovuto presentare alcun documento. Era tutto in nero”.