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Manovra, tra gli emendamenti non c’è traccia di Quota 100 e reddito di cittadinanza

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Credit: Getty Images

Quota 100 e reddito di cittadinanza sono “scomparsi”. Nel primo pacchetto di emendamenti alla manovra, 54, non c’è alcuna traccia dei due provvedimenti simbolo del governo Lega-M5s.

All’interno del pacchetto, infatti, c’è solo una norma per il rafforzamento delle dotazioni organiche dei centri dell’impiego, misura che accompagnerà il reddito di cittadinanza ancora in via di definizione. Le Regioni, si legge nell’emendamento dei relatori alla manovra, dal 2019 potranno assumere fino a 4mila unità da destinare ai centri per l’impiego.

Nei lavori della commissione Bilancio della Camera non compare mai, invece, quota 100: a spiegare i motivi è stato il presidente della Commissione Bilancio della Camera, Claudio Borghi: “Di Quota 100, a questo punto, se ne parla all’arrivo della manovra in Senato perché alla Camera i termini sono scaduti”.

Quanto alla possibile rimodulazione di reddito di cittadinanza e quota 100, Borghi ha spiegato che “in manovra verrà licenziato un testo che contiene i fondi con le cifre accantonate per queste misure nella loro interezza”. Quindi, al momento, “non cambiano i saldi”.

“Ovviamente” ha spiegato Borghi “la platea dei beneficiari avrà costi minori perché se la norma prevede l’opzione per tutti di andare in pensione, non è detto che tutti la accoglieranno, c’é tanta gente che sta bene al lavoro”.

Se imputare questi costi minori a minore deficit oppure ad altri investimenti, ha poi precisato il presidente della Commissione Bilancio, “sarà poi una decisione politica che il governo prenderà nell’interlocuzione con l’Europa”.

Dei 54 emendamenti presentati dalla maggioranza alla manovra, 15 proposte sono state presentate direttamente dal governo mentre 39 hanno la firma dei relatori.

L’obiettivo è quello di concludere l’esame preliminare per la giornata di martedì, in modo da poter dare il mandato al relatore entro martedì alle 14 per consentire l’approdo in Aula mercoledì alle 12.

Nero su bianco, invece, il raddoppio del taglio dell’Imu da 40 al 20 per cento, ai fini dell’Ires e dell’Irpef, sui capannoni industriali. Una misura che costerà 290,3 milioni nel 2020 e circa 166,9 milioni dal 2021. «È un impegno che mi ero preso con artigiani e imprenditori dieci giorni fa. Dalle parole ai fatti!” il commento di Matteo Salvini.

Nel primo pacchetto di emendamenti alla manovra depositato da governo e relatori in commissione Bilancio alla Camera ci sono invece le misure sulla sanità, dalle liste d’attesa agli sconti per le farmacie e un contributo straordinario di 30 milioni per ciascuno degli anni dal 2019 al 2028 al Consiglio nazionale delle ricerche per il perseguimento efficace delle proprie attività istituzionali.

Arriva poi una norma per contrastare “chi fa il furbo” per accedere alla nuova flat tax al 15% riconosciuta alle partite Iva con ricavi o compensi fino a 65mila euro.

La proposta punta a evitare gli abusi stabilendo che tra i soggetti esclusi dall’imposta sostitutiva rientrano anche “le persone fisiche nei casi in cui l’attività sia esercitata prevalentemente” nei confronti di datori di lavoro con i quali il soggetto ancora lavora o ha lavorato nei due anni d’imposta precedenti. Lo stop alla flat tax è previsto anche se i rapporti di lavoro erano o sono intrattenuti nei confronti di soggetti “direttamente o indirettamente riconducibili” al vecchio datore di lavoro.