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Selvaggia Lucarelli difende Di Maio: il post satirico in cui fa ironia sulla vicenda del padre

Immagine di copertina

Selvaggia Lucarelli, senza nominarlo, difende il vicepremier, facendo ironia sull’estraneità di Di Maio alle vicende che negli ultimi giorni hanno riguardato il padre.

Il padre del vicepremier è finito nella bufera dopo un servizio de Le Iene andato in onda il 25 novembre 2018. Nel servizio video, un lavoratore nonché concittadino di Pomigliano D’Arco, Salvatore Pizzo sostiene di aver lavorato per diverso tempo nella ditta di famiglia Di Maio senza essere contrattualizzato.

Pizzo se la prende con l’ex vicepresidente della Camera per uno dei suoi cavalli di battaglia anche durante la campagna elettorale: onestà e, dunque, lotta al lavoro nero. (Qui abbiamo raccontato l’intera vicenda).

Nel post la giornalista inscena una telefonata immaginaria con suo padre, in cui inizia a fare la sospettosa su eventuali “reati” che l’uomo possa avere commesso. Lucarelli, senza farlo esplicitamente, prende posizione sulla vicenda: in che modo il ministro del lavoro può essere coinvolto nelle vicende che hanno interessato il padre? Qual è la sua colpa?

Il post:

Pronto papà? Oh ciao Selvaggia, come va? Bene ma non essere evasivo. Mi devi dire qualcosa? In che senso? Papà non essere reticente. Ma reticente su cosa? Papà. Dimmi tutto quello che mi devi dire. Mah, che vuoi che ti dica, oggi ho fatto una passeggiata alle saline di Tarquinia, ho comprato mezzo chilo di broccoli che é stagione… Hai conservato lo scontrino? Di che!? Dei broccoli. Non lo so, l’ho buttato nell’immondizia… Da chi li hai comprati? Mah, da un ortolano di Ladispoli… Papà.

Sicuro che ti abbia fatto lo scontrino? Sicuro che l’ortolano fosse un ortolano? Sicuro che non hai comprato broccoli da un evasore? Sei certo che fossero broccoli del suo orto? Guarda che se li aveva rubati la tua è ricettazione. Selvaggia ma cosa stai dicendo. Papà. È ora che tu mi dica tutto. Dimmi su cos’altro mi hai mentito, anche cose vecchie di anni. Vuota il sacco. Va bene. Sai quando avevi 6 anni e ti ho detto che il pesce rosso morto lo avevo seppellito in giardino sotto le rose? Ecco. Non era vero.

L’ho buttato nel water. L’hai buttato nel water? Papà, e me lo dici solo ora? Sei impazzito? Vabbè, è una schiocchezza. No. È occultamento di cadavere. È un reato, è gravissimo. Senti Selvaggia era solo un pesce. Sì ma se lo scoprono chiedono le mie dimissioni dal Fatto, io non posso scontare le tue colpe. Devi assumerti le tue responsabilità. E che devo fare? Papà vai a costituirti. Ricettazione e occultamento di cadavere.

Sono nove anni circa di galera ma vista l’età e con le attenuanti generiche può essere che ne sconti parecchi di meno. Ma se Salvini ha detto che dal carcere non esce più nessuno? Vabbè papà, se lui è riuscito a uscire dalla Isoardi in due anni, tu puoi uscire da Rebibbia in uno. Stai tranquillo. Vabbè senti, c’è tua madre che mi chiama. È pronta la cena. Mi stai dicendo che ha cucinato per te? Eh come sempre.

Come sempre?!?! Beh, sono 50 anni che mamma prepara il pranzo e la cena, lava, stira, pulisce… fa la casalinga. Qual è la novità? Papà, lo hai mai detto a qualcuno!? Ma qui a Civitavecchia lo sanno tutti, che discorso è? Papà, tu hai un lavoratore in nero, da 50 anni. Ti rendi conto della gravità della cosa? Selvá ma che dici? Papà è violazione dell’articolo 116.

Chiama l’INPS e vatti a costruire subito. Ricettazione, occultamento di cadavere e sfruttamento del lavoro nero, mi raccomando. Io intanto indico una conferenza stampa. Una conferenza stampa? Per dire cosa? Che sei mio padre ma mi sei sempre stato sul cazzo. Ma ieri mi hai scritto “ti voglio bene papi” su whatsapp. Questa è calunnia. Ti querelo. Anzi guarda, sto già scrivendo: Io sottoscritta Selvaggia Lucarelli intendo querelare Carlo Lucarelli per calunnia e… Ma io mi chiamo Nicola. Ah giusto, quello è lo scrittore. Vabbè querelo pure lui e vaffanculo. Addio.