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Nuovo ponte Morandi di Genova, Calatrava sfida Renzo Piano

Entra nella fase cruciale la ricostruzione del viadotto autostradale crollato il 14 agosto 2018. Ma duemila cittadini chiedono di non abbatterlo

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Ponte Morandi Genova – Il 26 novembre 2018 è scaduto il termine entro il quale le aziende interessate a partecipare alla costruzione del nuovo ponte Morandi a Genova dovevano esprimere il proprio interesse.

Agli uffici del Comune genovese sono arrivati “più di dieci e meno di venti” progetti, secondo quanto riferito dal sindaco Marco Bucci, che è anche commissario straordinario alla ricostruzione dell’opera, crollata il 14 agosto.

Queste manifestazioni di interesse si dividono in due filoni.

Il primo gruppo di progetti riguarda la demolizione del ponte Morandi, il secondo quello relativo alla sua ricostruzione. Saranno due soggetti diversi, infatti, a occuparsi della demolizione e poi della ricostruzione.

Al momento non si conoscono i nomi ufficiali delle aziende che si sono candidate, ma le voci, sempre più insistenti, parlano ovviamente di diversi “big” delle costruzioni.

Chi costruirà il nuovo ponte Morandi di Genova

Tra i progetti presentati c’è quello elaborato in collaborazione da Fincantieri (capofila), Salini Impregilo e Italferr, che si basa sul piano del famoso architetto Renzo Piano. Questo progetto prevede un anno di lavori, per un costo di circa 200 milioni di euro.

In lizza per il nuovo ponte ci sarebbe anche un altro famoso architetto, lo spagnolo (naturalizzato svizzero) Santiago Calatrava, su cui sembra si basi il progetto dell’azienda friulana Cimolai.

Tra le società in pista ci sarebbe poi la Todini, storica società romana che il gruppo Salini Impregilo ha ceduto al gruppo kazako Prime System KZ, e la Italiana costruzioni, che ha i suoi quartier generali tra Roma (sede centrale) e Milano (sede operativa).

Duemila firme: non abbattere il ponte Morandi

Ma c’è qualcuno spera che il ponte Morandi non venga abbattuto. Sono circa 2mila le persone che hanno sottoscritto la raccolta firme “salviamo ciò che resta del ponte Morandi, con esso 150 case ed il porto”.

La petizione era stata lanciata sulla piattaforma Change.org dall’ex direttore Ricerca e Manutenzione di Autostrade per l’Italia, l’ingegnere Gabriele Camomilla. “Ricostruendo solo il tratto caduto si ripristinerebbe la viabilità in un tempo minimo” si sottolinea nella petizione.

Il ponte Morandi da anni al centro di polemiche

Il ponte era soggetto a “manutenzione da tempo e aveva qualche problema”, ha affermato il sottosegretario alle infrastrutture, Edoardo Rixi, intervistato da Rainews.

Autostrade per l’Italia ha comunicato che sulla struttura erano in corso lavori di consolidamento della soletta del viadotto e che, come da progetto, era stato installato un carro-ponte per consentire lo svolgimento delle attività di manutenzione.

I lavori e lo stato del viadotto, informa una nota, erano sottoposti a costante attività di osservazione e vigilanza da parte della Direzione di Tronco di Genova. Le cause del crollo “saranno oggetto di approfondita analisi non appena sarà possibile accedere in sicurezza ai luoghi”.

“Non mi risulta che il ponte era pericoloso e che andava chiuso. Autostrade per l’Italia ha fatto e continua a fare investimenti”, ha detto l’amministratore delegato di Autostrade per l’Italia, Giovanni Castellucci, intervistato dal Gr1.

L’ingegnere Antonio Brencich, professore associato di Costruzioni in cemento armato dell’Università di Genova, aveva denunciato problemi strutturali già nel 2016. “Il Viadotto Morandi ha presentato fin da subito diversi aspetti problematici, oltre l’aumento dei costi di costruzione preventivati, è necessario ricordare un’erronea valutazione degli effetti differiti (viscosita’) del calcestruzzo che ha prodotto un piano viario non orizzontale”, aveva affermato.

La sua analisi sul viadotto era apparsa il 29 luglio 2016 sul portale ingegneri.info.

Secondo l’ingegnere genovese, il ponte, a causa dei suoi numerosi problemi, aveva un costo di manutenzione talmente esorbitante da risultare più conveniente demolirlo per costruirne uno nuovo.

“Ancora nei primi anni ’80 chi percorreva il viadotto era costretto a fastidiosi alti-e-bassi dovuti a spostamenti differiti delle strutture dell’impalcato diversi da quelli previsti in fase progettuale. Solo ripetute correzioni di livelletta hanno condotto il piano viario nelle attuali accettabili condizioni di semi-orizzontalità”.

La storia del ponte Morandi 

Il ponte fu costruito tra il 1963 e il 1967 dalla Società Italiana per Condotte d’Acqua. È noto come “Viadotto Morandi”, o anche  “Ponte delle Condotte” dalla società che lo costruì, e “Ponte di Brooklyn” per la sua forma che ricorda il celebre ponte americano.

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Il ponte, a trave strallata, lungo 1.182 metri, con un’altezza al piano stradale di 45 metri e piloni in cemento armato che raggiungono i 90 metri di altezza.

Il ponte fu inaugurato il 4 settembre 1967 dal presidente della Repubblica Giuseppe Saragat.