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Pubblicità con donna in lingerie, Comune di Milano la rimuove: “Volgare e sessista”

Immagine di copertina
La pubblicità apparsa a Milano e fatta rimuovere dal Comune

Il Comune di Milano ha fatto rimuovere alcuni cartelloni pubblicitari che raffigurano una donna in lingerie, con aria provocante, e vicino a lei una tanica di olio lubrificante per i motori.

Si tratta della pubblicità affissa da un marchio di lubrificanti e chimici per autotrazione, e comparsa in particolare nelle zone di Lambrate e Forlanini.

Gli stessi cartelloni, nei giorni scorsi, erano spuntati anche a Palermo. In entrambi i casi, lo spot non ha lasciato indifferenti i residenti, molti dei quali hanno protestato per la volgarità delle immagini e del messaggio.

Se a Palermo ad attivarsi erano stati comuni cittadini, a Milano la protesta è partita da alcune associazioni che si occupano di parità di genere.

Sul gruppo Facebook “La pubblicità sessista offende tutti”, erano apparsi messaggi fortemente polemici: “Complimenti al Comune di Milano – si leggeva in uno di questi – Non dimentichiamo che aziende e pubblicitari possono fare questo perché c’è qualcuno che dà le concessioni”.

Il Comune è intervenuto in tempi rapidi, e ha fatto rimuovere i cartelloni, in particolare grazie all’iniziativa della consigliera comunale del Partito Democratico Diana De Marchi.

Quest’ultima ha commentato: “Sono immagini fortemente volgari e allusive. Abbiamo subito indagato per capire chi le aveva fatte e se fossero in spazi del Comune. Abbiamo chiesto alla concessionaria di rimuoverle immediatamente, ai sensi del regolamento sulle affissioni pubbliche che vieta le comunicazioni di carattere sessista e discriminatorio”.

“Oltre alla nostra segnalazione – ha aggiunto De Marchi – c’è stata quella dell’associazione Iap e questa nostra alleanza ha consentito di arrivare subito alla rimozione. Ci impegniamo a rivedere il regolamento in materia per avere strumenti per intervenire anche quando le pubblicità vengono fatti in spazi non Comunali”.

Nonostante questo, non tutti concordano con la scelta del Comune, e sui social la pubblicità incriminata è stata difesa anche da alcune donne.