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Gli hater animalisti contro Gessica Notaro: “Volevi male ai delfini, ti meriti lo sfregio con l’acido”

Immagine di copertina
Gessica Notaro

Lo scorso 15 novembre la Corte di Appello di Bologna ha condannato a 15 anni Edson Tavares, l’uomo accusato di aver sfregiato con l’acido la ex fidanzata e showgirl riminese Gessica Notaro il 10 gennaio 2017.

Sui social network, però, c’è chi ha emesso un’altra, personalissima, sentenza di condanna, stavolta a carico della vittima.

Si tratta di alcuni (molti, per la verità) animalisti, che hanno preso di mira la Notaro per un suo post sui social che risale ad agosto del 2017.

In quell’occasione, la showgirl aveva detto la sua sulla chiusura del delfinario di Rimini, struttura in cui al tempo lavorava: “A dover dire addio ai miei piccoli per colpa della burocrazia – aveva scritto – e per colpa di chi vi sta al vertice, che probabilmente prendendo la decisione di fare chiudere per sempre l’ Acquario di Rimini non ha considerato il fatto che dietro a questa struttura c’ è un’ anima, un cuore”.

“E il cuore e la passione che io e miei colleghi ci abbiamo messo tutti i giorni nel prenderci cura di questi animali è buttata nella spazzatura insieme ai sacrifici fatti fin ora e al legame instaurato con i nostri cuccioli. Buddy e Morgan erano la mia forza, il mio nuovo inizio. E ora perdendo loro ho perso tutto. DI NUOVO”, terminava il post.

Parole che non sono andate giù agli hater animalisti sui social. Alcuni hanno insultato la Notaro facendo riferimento alla terribile vicenda dello sfregio con l’acido: “Polifemo, l’ acido te lo sei meritata”, ha scritto un utente.

“Prego Dio che ti arrivino altre disgrazie”, ha rincarato la dose un secondo.

Il post in questione è stato letteralmente inondato di commenti spesso volgari, in alcuni casi indegni, in altri addirittura di rilevanza penale.

Gli avvocati della donna, infatti, nel 2017 sporsero denuncia. In questi giorni due degli hater sono stati rinviati a giudizio per il reato di diffamazione aggravata.

Sono gli unici due utenti che gli inquirenti sono riusciti a identificare dopo indagini durate mesi. Per quanto riguarda gli altri, nonostante le generalità fossero state rese palesi su Facebook, non è stato possibile risalire all’indirizzo IP, essenziale per poter procedere con l’incriminazione.

Qui è possibile leggere la nostra intervista a Gessica Notaro, in cui la donna ci ha raccontato la sua terribile vicenda.