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Manovra, la Commissione europea ha bocciato la legge di Bilancio

Il prossimo passo della Commissione è l'apertura della procedura d'infrazione per deficit eccessivo e violazione della regola del debito

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Mercoledì 21 ottobre 2018, la Commissione europea ha bocciato la manovra del governo Lega-M5S.

Bruxelles ha anche annunciato l’apertura della procedura d’infrazione per deficit eccessivo e violazione della regola del debito.

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Il vicepresidente responsabile per l’Euro,Valdis Dombrovskis, durante una conferenza stampa, ha spiegato che secondo la Commissione Ue “l’apertura di una procedura per deficit eccessivo basata sul deficit è giustificata. Abbiamo riesaminato il rispetto dell’Italia degli obblighi sulla riduzione del debito e l’analisi di oggi, il nostro rapporto all’articolo 126.3, suggerisce che il criterio del debito dovrebbe essere considerato come non rispettato”.

“Oggi confermiamo la nostra valutazione che il documento programmatico di bilancio è in violazione particolarmente grave rispetto alle raccomandazioni” indirizzate all’Italia, ha aggiunto Dombrovskis. “Il 13 luglio il Consiglio aveva raccomandato all’Italia di ridurre il suo deficit strutturale dello 0,6 per cento del Pil nel 2019, mentre nel documento programmatico di bilancio rivisto presentato dal governo il deficit strutturale vedrebbe un aumento di circa l’1 per cento del Pil il prossimo anno. Questi numeri parlano da soli”, ha concluso il vicepresidente responsabile per l’Euro.

“L’impatto di questa manovra sulla crescita probabilmente sarà negativo e non contiene misure significative per aumentare la crescita potenziale, verosimilmente il contrario”.

 I commenti del governo prima della decisione della Commissione

Il vicepremier Matteo Salvini, il giorno prima della decisione dell’Ue, aveva affermato: “Siamo tranquilli, stiamo mettendo sangue nelle arterie dei cittadini italiani salassati negli anni passati anche per colpa di scelte europee sbagliate. Sono sicuro che l’Europa, i mercati e le agenzie di rating porteranno rispetto all’Italia che contribuisce con 5 miliardi di euro al bilancio dell’Unione”.

Anche il vicepremier Luigi Di Maio aveva espresso una posizione simile: “La Commissione europea si sta comportando da muro di gomma. Se l’Ue si apre al dialogo una soluzione si trova, anche noi siamo compatti e gli italiani sono con noi”.

Sulla questione era intervenuto anche il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede: “Non c’è nessuna alba di una stagione recessiva. La manovra sta in piedi da tutti i punti di vista ci sono tutte le coperture. I mercati hanno la loro importanza e questa manovra vuole dire ai mercati e all’Europa di stare tranquilli che ci sarà la crescita in Italia”.

Il nostro paese, ha proseguito il ministro, “è a un punto di svolta, non abbiamo la possibilità di scegliere una manovra meno espansiva” e “noi paghiamo una perdita totale di credibilità  nel corso degli anni, l’Europa ci rimprovera che i passati governi promettevano ma poi la crescita dell’Italia era sempre inferiore a quanto promesso”.

Che cosa sono il debito pubblico e il rapporto deficit/Pil?

Rapporto deficit/Pil – È il rapporto tra il deficit, ovvero la differenza annuale tra entrate e spesa dello Stato, e ricchezza prodotta, ossia il Pil.

Uno dei parametri introdotti dal Trattato di Maastricht come requisito necessario degli Stati membri dell’Ue è mantenere questo rapporto inferiore al 3 per cento. Significa che uno Stato può spendere più di quanto incassa, ma entro la soglia del 3 per cento della ricchezza prodotta.

Debito pubblico – Il debito pubblico è il valore nominale delle passività lorde di tutte le amministrazioni pubbliche di uno Stato. Ossia è la somma di denaro complessiva che uno Stato deve ad altri soggetti per colmare il disavanzo nel proprio bilancio. I deficit annuali accumulati dallo Stato vanno a comporre il suo debito pubblico.

Il debito viene solitamente messo in rapporto al Pil per comprendere se lo Stato è in grado di ripagare gli interessi e rimborsare il capitale in scadenza. Il debito pubblico italiano è di circa 2.300 miliardi di euro, ossia circa il 132 per cento del nostro Pil.