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Cos’è il Tocomocho, la tecnica per fare truffe e rapine arrivata in Italia

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La tecnica "del falso biglietto della lotteria" è molto diffusa nel Sudamerica

Il tocomocho è una tecnica per fare rapine che ha avuto origine ed è tuttora molto diffusa in Sud America.

Il tocomocho Consiste nello scegliere una vittima, solitamente in un luogo affollato e pieno di gente come può essere un mercato e convincerla ad acquistare un biglietto della lotteria “vincente”.

Il truffatore cercherà di vendere questo biglietto, che è falso, a un prezzo più basso di quello del premio da ritirare, con la scusa che non può lui stesso ritirare il premio.

A questo punto al primo truffatore di solito si aggiunge un complice il quale, giornale alla mano, mostra i codici dei biglietti vincenti del giorno, e ovviamente tra questi c’è il numero di serie del biglietto falso che i rapinatori stanno cercando di vendere.

La vittima della tecnica del Tocomocho si accorge di essere stata raggirata solo quando va in una ricevitoria per riscuotere il premio e invece scopre che il tagliando è falso.

I Carabinieri della Compagnia di Rho, vicino Milano, il 20 novembre 2018 hanno arrestato una ventina di persone con l’accusa di associazione a delinquere finalizzata alla commissione di furti aggravati, borseggi, rapine, furti in abitazione e ricettazione.

Gli arrestati – tre italiani, un egiziano e 18 peruviani – erano i basisti di due bande di ladri e rapinatori che in sette mesi avevano colpito 89 persone.

La banda dedita al Tocomocho avvicinava in strada le proprie vittime, prevalentemente donne badanti sudamericane. Secondo gli inquirenti, per convincerle a farsi dare i soldi i rapinatori usavano anche tecniche di ipnosi, tenendo lo sguardo fisso sul raggirato e utilizzando molto il contatto fisico.

Non solo: in molti casi i raggirati non ricordavano cosa fosse successo, nonostante fossero andate loro stesse a prelevare il bancomat o addirittura avessero fatto salire, spontaneamente ma sotto effetto ipnotico, i truffatori nel proprio appartamento consegnandogli il proprio denaro.

Gli inquirenti non escludono che i rapinatori abbiano utilizzato – come accade in Sud America – anche “l’alito del diavolo”, una droga in grado di far perdere la memoria a chi l’assume.