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“Becoming. La mia storia”, l’autobiografia di Michelle Obama: “Ho visto troppe cattiverie, ma non sfiderò Trump”

Dall'infanzia nel quartiere operaio di Chicago all'incontro con Barack Obama, passando per l'aborto e gli attacchi a Donald Trump: tutta la vita dell'ex First Lady diventata icona internazinale

Immagine di copertina
La copertina di Becoming, l'autobiografia di Michelle Obama. Credit: Penguin Books

Michelle Obama si racconta nella sua autobiografia, Becoming, in uscita nelle librerie il 13 novembre 2018, in Italia edito per Garzanti.

È il racconto appassionato della vita di una donna che ha scavalcato i confini della First Lady per diventare icona internazionale. E così il memoir di Michelle Obama, 54 anni, diventa un fenomeno ancor prima di finire sugli scaffali delle librerie.

Nelle prime pagine, Michelle Obama si racconta a due anni dalla vittoria di Donald Trump e precisa con forza che quella della politica nonè la sua strada. “Siccome me lo chiedono spesso, lo dirò qui senza mezzi termini: non ho intenzione di candidarmi a una carica politica, non lo farò mai. Non sono mai stata un’appassionata di questo mondo e la mia esperienza negli ultimi dieci anni non ha fatto molto per cambiare il mio atteggiamento”, scrive l’ex First Lady.

Nessuna sfida a Trump

Nessuna sfida a Trump, come in tanti si aspettavano: “Questo non vuol dire che non mi stia a cuore il futuro del nostro paese”. Da quando si è insediato il successore del marito, “ho letto notizie che mi fanno rivoltare lo stomaco”. E si riferisce alla cancellazione, voluta da Trump, di tanti provvedimenti che, “approntati con cura”, guardavano ai bisogni delle persone.

E avverte, però: mai cedere al cinismo. “Io resto sempre legata a una forza che è più grande e più potente di qualsiasi elezione o leader o notizia di cronaca: l’ottimismo. Per me è una forma di fede”, scrive Michelle Obama.

“Ora il mio ritratto e quello di Obama sono alla National Portrait Gallery di Washington e questo ci intimidisce. Dubito che qualcuno considerando la nostra infanzia e le nostre condizioni sociali avrebbe mai potuto pronosticare che saremmo finiti su quelle pareti”. “Se c’è posto per noi – continua Michelle – allora può esserci anche per molti altri”.

“Il punto non consiste nell’essere perfetti, non consiste nel traguardo che si raggiunge. Il potere è consentire a se stessi di farsi conoscere e ascoltare, avere una propria storia unica, usare la propria storia autentica. La grazia è essere disposti a conoscere e ascoltare gli altri. Questo, per me, è come diventare”. Becoming.

Il tour per la presentazione del libro

All’uscita del libro, l’ex First Lady accompagnerà un vero e proprio tour, per ora previsto solo negli Stati Uniti, che parte da Chicago, la sua città, il 13 novembre e si ferma, 12 tappe dopo, a New York, il 19 dicembre.

Sono tanti i fan e i sostenitori di Michelle Obama che sono stati disposti a pagare da 129 a 500 euro per assistere alla presentazione del libro. Addirittura qualcuno è arrivato a sborsare quasi 3mila dollari per una foto con l’ex First Lady e il libro autografato.

Tutte le presentazioni di Becoming avverranno in arene o grandi auditorium, con almeno 300 posti. Un successo enorme per quella giovane ragazza proveniente da una famiglia modesta che riuscì a ottenere un posto a Princeton, scrivendo da sola una storia che nessuno avrebbe immaginato per lei.

Chicago e Barack

Proprio nella sua Chicago, Michelle – che prima di diventare la signora Obama era LaVaughn Robinson – incontra quello che diventerà il 44esimo presidente degli Stati Uniti. Quel presidente, il primo di colore, che sarà il suo pilastro e di cui lei sarà il pilastro. Agli occhi del mondo intero, i coniugi Obama diventano una delle coppie più amate di sempre.

Michelle Obama ha presentato il suo Becoming ai sostenitori con una serie di scatti, su Instagram, che racchiudono tutti i passaggi più importanti della sua vita. Inedite e intense, quelle foto mostrano le radici e il presente dell’ex First Lady.

A sei, sette anni, Michelle siede sorridente sul divano dell'”angusto” appartamento nel South Side di Chicago, dove – scrive – il papà Fraser le ha insegnato a “lavorare sodo, a ridere spesso e a mantenere la parola data” e la madre, Marian, le ha insegnato “come pensare per se stessa e come usare la mia voce”.

“La mia famiglia mi ha aiutato a capire il valore della nostra storia, della mia storia e della storia più grande del nostro paese”, scrive ancora.

Michelle Obama nel suo appartamento nel South Side di Chicago. Credit: Instagram/Michelle Obama

Un altro scatto è quello di una giovane Michelle con lo sguardo fiero. Dietro, l’edificio di Princeton. “Ero nera e venivo da un quartiere operaio di Chicago, mentre il corpo studentesco di Princeton era generalmente bianco e benestante”.

E poi arriva la foto delle nozze. Era l’ottobre del 1992 e – scrive Michelle Obama – “venticinque anni dopo, ci stiamo ancora divertendo, mentre facciamo anche il duro lavoro per costruire la nostra relazione e supportarci a vicenda. Non riesco ad immaginare di fare questa cavalcata selvaggia con nessun altro”.

Michelle e Barack Obama nel giorno del loro matrimonio. Credit: Instagram/Michelle Obama

Le anticipazioni: dall’aborto alla terapia di coppia

In una lunga intervista rilasciata all’emittente statunitense ABC, Michelle Obama ha anticipato alcuni temi trattati nella sua autobiografia. Tanti gli stralci di vita privata che, anche con sofferenza, l’ex First Lady inserisce nel libro e rende pubblici.

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Nessuno sapeva che Michelle Obama, venti anni fa, ebbe un aborto spontaneo. Un trauma in cui la donna si sentì “sola e persa”. “Stavamo cercando di avere un bambino e non stava andando bene”, dice Michelle.

“Un test di gravidanza positivo ci ha fatto dimenticare le preoccupazioni e svenire di gioia, ma un paio di settimane dopo ho avuto un aborto, che mi ha lasciato fisicamente a terra e ha ucciso ogni ottimismo che avevamo”, continua ancora l’ex first lady.

“Mi sono sentita persa e sola. Come se avessi fallito perché non sapevo come funzionassero gli aborti spontanei. Perché non si parla di queste cose. Ce ne stiamo nel nostro dolore e pensiamo che in qualche modo ci si è spezzato qualcosa dentro”, dice ancora durante l’intevista.

A proposito della sua gravidanza, Michelle dice: “L’orologio biologico è vero. Perché la riproduzione è limitata. E io l’ho realizzato quando avevo 34 e 35 anni. Per questo ho scelto la fecondazione in vitro. Io credo che la cosa peggiore che facciamo a noi stesse come donne sia il fatto di non condividere la verità sui nostri corpi e su come funzionano”.

Nell’estratto diffuso da ABC, ha anche detto di aver fatto terapia di coppia insieme al marito: “Per i giovani là fuori che pensano che il matrimonio è facile, voglio dire che il counseling matrimoniale è stato un modo per noi per parlare delle nostre differenze”, rivela.

E ancora: “Quello che ho imparato su di me è che la mia felicità dipende da me e ho cominciato a lavorare sulle soluzioni, a chiedere aiuto di più ad altre persone. Ho smesso di sentirmi colpevole. E’ importante per me prendermi cura di me stessa. Conosco troppe giovani coppie che stanno combattendo e che pensano che in qualche modo c’è qualcosa di sbagliato in loro. Io voglio dire loro che Michele e Barack Obama, che hanno un matrimonio fenomenale e che si amano, hanno lavorato sul loro matrimonio”.

Gli attacchi a Trump

Non manca la politica. Sempre nell’intervista ad ABC, l’ex First Lady non manca di criticare l’attuale presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, che metterebbe “a rischio la sicurezza” della sua famiglia, prima di tutto con la teoria del complotto sull’effettiva cittadinanza del marito, Barack Obama. La questione del certificato falso “era una pazzia e una meschinità, con nascoste intolleranza e xenofobia. Ma era anche pericolosa”.

 

 

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