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Arrestata la donna che infilzava gli aghi nelle fragole: risolto il caso che aveva impanicato l’Australia

L'imputata potrebbe scontare fino a dieci anni di carcere

Immagine di copertina

Infilava aghi nelle fragole per ribellarsi alle pessime condizioni di lavoro in cui si trovava. Questo avrebbe spinto – e così si sarebbe risolto il caso – My Ut Trinh, donna di 50 anni dipendente di un’azienda che produce frutta nel Queensland (Australia). La lavoratrice è stata arrestata a seguito di una lunga indagine – che ha coinvolto quasi ogni stato e giurisdizione del Paese – che si è risolta grazie al test del Dna.

Com’è scoppiato il caso delle fragole in Australia

La donna, di origini vietnamite, svolgeva la funzione di supervisore della manovalanza addetta alla raccolta della frutta – in particolar modo nella  tenuta della Berry Obsession. Più volte si era lamentata del suo disagio con l’azienda, che però non l’aveva ascoltata. E così è arrivato il gesto folle che ha causato un’ondata di panico in tutta l’Australia per almeno due mesi. I casi segnalati – quelli in cui le fragole erano state infilzate con aghi da cucito – sono stati circa cento.

Come procederà la giustizia

Dopo l’arresto My Ut Trinh è stata condotta al tribunale di Brisbane. L’accusa è quella di contaminazione di cibo, reato che in Australia è punito duramente: tre anni di reclusione. Ma la donna potrebbe rischiare dieci anni visto che c’è anche l’aggravante.

Le conseguenze del gesto: infilava aghi nelle fragole

La donna non ha ucciso nessuno – alcune persone sono finite in ospedale –  ma il suo comportamento ha creato grossi danni all’industria che coinvolge ben 620 coltivatori di fragole. Anche perché l’imputata ha deciso di attuare il piano proprio durante la stagione del frutto, la primavera. Le autorità, comunque, hanno dichiarato che gli aghi possono essere stati inseriti anche in altri tipi di frutti e, probabilmente, il gesto non è stato compiuto in completa autonomia.

Dopo il primo caso di contaminazione il governo federale aveva deciso di ritirare le fragole dalla vendita – e quindi dai supermercati – in alcuni stati. Tra questi New South Wales, Victoria e South Australia. Nel settembre 2018 l’esecutivo del Queensland aveva offerto una taglia di 100mila dollari a chi avrebbe portato informazioni utili all’arresto e alla condanna dei sabotatori. Il ministero della Sanità, invece, aveva invitato i consumatori a tagliare i frutti e a ispezionarli prima di mangiarli.

Il detective John Walker ha spiegato, come riporta il Guardian, che da settembre sono stati segnalati almeno 230 casi di aghi infilati nella frutta. Secondo i media australiani molti spilli sarebbero stati inseriti per emulazione. La crisi, poi, è stata amplificata dai social.