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“Virginia trattata come una sgualdrina, ma le uniche puttane sono i giornalisti”, Di Battista attacca la stampa dopo l’assoluzione di Raggi

"Oggi la verità giudiziaria ha dimostrato solo una cosa: che le uniche puttane qui sono proprio loro, questi pennivendoli che non si prostituiscono neppure per necessità, ma solo per viltà", ha scritto l'esponente M5s

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L'esponente del Movimento 5 Stelle ed ex-deputato Alessandro Di Battista

La sindaca di Roma Virginia Raggi è stata assolta dall’accusa di falso in atto pubblico. Il capo politico M5S e vice premier Luigi Di Maio ha commentato l’assoluzione attaccando i giornalisti (qui le sue parole).

Anche Alessandro Di Battista, altro esponente M5S, ha attaccato con forza i giornalisti su Facebook, definendoli “pennivendoli”.

“L’hanno trattata come una mafiosa, anzi peggio, perché i mafiosi, quelli veri, quelli che per anni hanno intrattenuto rapporti e frequentazioni con alcuni dei loro editori, non li hanno mai trattati così”, scrive Di Battista.

“L’hanno descritta come una ladra, l’hanno accusata di corruzione non si sa poi davvero perché. E soprattutto hanno provato a colpirla come donna trattandola persino come una ragazza dissoluta, come una cortigiana moderna, come una sgualdrina”.

“Le hanno appioppato una relazione sessuale dopo l’altra provando a colpirla nei suoi affetti, nella sua famiglia. Nei suoi confronti hanno avuto, proprio loro che fanno i political correct e che sono i primi a scandalizzarsi per i molestatori delle star di Hollywood, vomitevoli atteggiamenti maschilisti. E le false femministe nostrane, quelle a targhe alterne per intenderci, quelle che senza nemmeno rendersene conto sono le migliori amiche del più becero maschilismo, non hanno aperto bocca. Perché infangare un grillino per costoro in fondo non è mai reato!”

“Oggi la verità giudiziaria ha dimostrato solo una cosa: che le uniche puttane qui sono proprio loro, questi pennivendoli che non si prostituiscono neppure per necessità, ma solo per viltà. Coraggio Virginia, hai ancora parecchio tempo per proseguire il tuo lavoro e sono convinto che lascerai questa città meglio di come l’hai trovata”.

La sindaca di Roma è stata assolta dall’accusa di falso in merito alla nomina di Renato Marra, fratello dell’ex capo del personale Raffaele Marra.

Ieri il pm Paolo Ielo aveva chiesto la condanna a 10 mesi di carcere per la sindaca, accusandola di aver dichiarato il falso nella sua relazione all’Anticorruzione del Comune di Roma riguardo il ruolo di Raffaele Marra nella nomina del fratello Renato (qui tutte le tappe del processo).

Oggi, 10 novembre, i giudici hanno ascoltato la difesa della sindaca, che ha chiesto l’assoluzione con formula piena. Poi il giudice Roberto Ranazzi si è ritirato in Camera di consiglio.

Alla fine il giudice ha deciso per l’assoluzione con la motivazione che “il fatto non costituisce reato”.

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