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Michele Serra: “Donna con t-shirt Auschwitziland merita una bella ripassata di fascismo”

Nella sua Amaca, Michele Serra ha commentato la vicenda della macabra t-shirt con cui l’ex candidata sindaco di Budrio Selene Ticchi ha paragonato i lager a un parco divertimenti

Immagine di copertina

Mercoledì 31 ottobre, nella sua Amaca su Repubblica, Michele Serra ha commentato la vicenda della macabra t-shirt con cui l’ex candidata sindaco di Budrio Selene Ticchi ha paragonato i lager a un parco divertimenti (“Auschwitzland”).

La maglietta è stata esposta domenica 28 ottobre alla manifestazione indetta dai “nostalgici” del fascismo a Predappio, in occasione della ricorrenza della Marcia su Roma, che 96 anni fa portò al potere Benito Mussolini.

La vicenda ha sollevato moltissime polemiche, e ha provocato anche l’intervento della Disney che ha immediatamente preso le distanze e condannato l’immagine di cattivo gusto.

“La sorridente signora in gita a Predappio con la maglietta ‘spiritosa’ su Auschwitz, nelle poche battute concesse, di cose atroci ne dice almeno due – scrive Serra – Una è quella già nota, ovvero mettere lo sterminio degli ebrei nel suo angolino del buonumore. L’altra, formalmente meno spaventosa, ma almeno altrettanto devastante, è dire che ‘dopo Mussolini non è stato fatto niente, in sessant’anni, per l’Italia e gli italiani'”.

L’editorialista di Repubblica snocciola quindi una lunga serie di conquiste realizzate dall’Italia dopo la caduta del fascismo, da quelle politiche (la Costituzione, l’ingresso in Europa) a quelle lavorative (aumento dei salari, diritti sindacali), passando per i diritti civili (parità femminile, divorzio) e per il fatto che due generazioni sono cresciute senza guerre.

Per Selene Ticchi, appunto, tutto questo è “niente”.

“Nulla di più falso – incalza Serra – di più ingrato, di più meschino può uscire di bocca a un italiano dei nostri giorni. Metà lagnosa, metà insolente, c’è un’Italia convinta che settant’anni di democrazia, e la fatica di due generazioni, siano ‘niente’. Se la meriterebbero, loro sì, un’altra bella ripassata di fascismo, di miseria e di guerra”, conclude l’editorialista di Repubblica.

Selene Ticchi, si era giustificata a TPI dicendo:

“Il movimento politico non c’entra niente, è stata una mia svista prendere una maglietta alle cinque e mezzo della mattina, quindi di cosa stiamo parlando. L’altra era bucata, non me ne ero accorta quando l’ho stirata, basta. I problemi dell’Italia sono altri, sono i ponti che crollano, gli italiani che non arrivano a fine mese, la gente che va a lavorare la mattina e non torna a casa la sera, o i pezzi di Pamela mangiati. Altri non ce ne sono”.

icchi riferisce che gli organizzatori della manifestazione avevano espressamente richiesto di non esporre simboli politici: “Me l’hanno regalata anni fa, la scritta è di vecchia data, è stata pubblicata più volte sui social,ora il problema è la mia maglietta? Faceva molto caldo, altrimenti nessuno l’avrebbe vista perché avrei avuto una felpa”.

Intanto Selene Ticchi non può più parlare a nome e per conto di Forza Nuova, come sottolineato dallo stesso movimento, che “prende decisamente le distanze da quanto mostrato dalla signora” e la diffida “dal rilasciare qualsiasi dichiarazione a nome e per conto del movimento stesso, il quale – conclude – nulla ha a che vedere con le espressioni da lei adottate e con quanto la stessa ha dichiarato, ed eventualmente potrà dichiarare, alla stampa”.