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Rimini, studentessa violentata: denunciato un cittadino pakistano di 43 anni

L'uomo lavora presso una rosticceria dove la 23enne era entrata per mangiare un kebab. È stato denunciato per violenza sessuale e sequestro di persona

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Una studentessa 23enne di Rimini si è rivolta ai medici del Pronto Soccorso dell’Ospedale ‘Infermi’ raccontando di essere stata violentata e segregata in casa per una notte da un cittadino pakistano.

I medici avrebbero riscontrato ecchimosi e lividi compatibili con il suo racconto e hanno segnalato il caso alla polizia, che ha inviato sul posto una volante.

Grazie alla sensibilità e all’intuizione di un ispettore donna si è potuto ricostruire nel dettaglio la vicenda.

L’uomo, identificato in un cittadino pakistano 43enne, con regolare permesso di soggiorno, è stato denunciato a piede libero dalla polizia per violenza sessuale e sequestro di persona.

La ragazza, di ritorno a casa in treno da Ravenna, venerdì sera è entrata a comprare un kebab in una rosticceria poco lontano dalla stazione ferroviaria.

L’uomo dietro al bancone, dopo averle servito un panino, l’avrebbe invitata a seguirlo a casa con la scusa di un massaggio.

La ragazza, stando a quanto lei stessa ha raccontato agli agenti, prima ha rifiutato l’invito e poi si è fatta convincere ed ha seguito l’uomo fino ad un appartamento dove questi l’avrebbe violentata e costretta in casa per tutta la notte.

Il caso di Desirée

Lo stupro di Rimini avviene a pochi giorni di distanza dall’omicidio di Desirée Mariottini, la 16enne violentata e uccisa nel quartiere romano di San Lorenzo, per il quale sono stati fermati quattro immigrati irregolari.

Ci sarebbe anche un pusher italiano tra i responsabili della morte di Desirée, morta nella notte tra il 16 e il 17 ottobre.

Ne sono convinti gli inquirenti, che ora sono sulle tracce di questo presunto complice.

Il pusher italiano avrebbe fornito agli altri aggressori gli stupefacenti con cui Desirée è stata drogata, aiutandoli quindi a compiere l’omicidio.

Inoltre, i migranti irregolari avrebbero drogato e poi violentato Desirée non hanno fatto nulla per aiutarla, impedendo persino che fosse soccorsa.

È la versione fornita da alcuni testimoni che avrebbero riferito di una frase choc pronunciata da Brian Minteh, Alinno Chima e Yousif Salia (fermato successivamente a Foggia), tre dei quattro accusati dello stupro e dell’omicidio della ragazzina.

“Meglio che muore lei che noi in galera”, avrebbero detto i presunti autori del delitto.