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Che cos’è il 41 bis, il regime di carcere duro

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41 bis carcere – Il 25 ottobre la Corte europea dei diritti umani ha emesso una sentenza di condanna contro l’Italia per aver “negato i diritti umani di Bernardo Provenzano”.

L’Italia ha infatti deciso applicare il regime di carcere duro, noto come 41bis, al boss Bernardo Provenzano dal 23 marzo 2016 fino alla sua morte, avvenuta a luglio 2018.

La Corte europea ritiene che il Ministero della giustizia italiano abbia violato il diritto di Provenzano a non essere sottoposto a trattamenti inumani e degradanti.

Nella stessa sentenza, però, i giudici Strasburgo hanno specificato che la decisione di continuare la detenzione di Provenzano non ha leso i suoi diritti.

Provenzano è morto il 13 luglio 2016 mentre era detenuto al regime di 41 bis nell’ospedale San Paolo di Milano, dopo un lungo periodo di malattia.

In Italia erano nate numerose polemiche sulle condizioni di detenzione del boss mafioso.

I medici avevano più volte ribadito che Provenzano era “incompatibile con il regime carcerario”, aggiungendo che “l’assistenza che gli serve è garantita solo in una struttura sanitaria di lungodegenza”.

41 bis: che cos’è

Con 41 bis si intende il regime di carcere duro che prende il nome dall’articolo 41-bis della legge Gozzini sull’ordinamento penitenziario italiano.

La legge Gozzini venne approvata il 10 ottobre 1986 con l’intento di valorizzare l’aspetto rieducativo della carcerazione rispetto a quello punitivo. La legge dà attuazione all’art. 27 della Costituzione, che vieta una pena detentiva in violazione dei diritti umani e introduce una serie di possibilità volte a ridurre le restrizioni personali a cui è sottoposto un carcerato.

L’articolo 41 bis della legge Gozzini prevede la possibilità per il Ministro della giustizia di sospendere l’applicazione delle normali regole di trattamento dei detenuti, in casi eccezionali o di emergenza per alcuni detenuti (anche in attesa di giudizio) incarcerati per reati di criminalità organizzata, terrorismo, eversione.

L’obiettivo principale è la restrizione delle comunicazioni degli stessi con le organizzazioni criminali operanti all’esterno, i contatti tra appartenenti alla stessa organizzazione criminale all’interno del carcere e i contatti tra gli appartenenti a diverse organizzazioni criminali, così da evitare il verificarsi di delitti e garantire la sicurezza e l’ordine pubblico anche fuori dalle carceri.

41 bis: cosa prevede

Il regime di carcere duro prevede l’isolamento nei confronti degli altri detenuti. Il detenuto ha una camera singola e non può accedere agli spazi comuni del carcere è situato in una camera di pernottamento singola e non ha accesso a spazi comuni del carcere.

L’ora d’aria è limitata a due ore al giorno e anche questa è in regime di isolamento. Il detenuto è sorvegliato da un corpo speciale di polizia penitenziaria.

I colloqui con i familiari e gli avvocati sono limitati a uno al mese (nel 2013 la Corte costituzionale ha eliminato tale disposizione per quanto riguarda gli avvocati.

Durante i colloqui sono comunque vietati i contatti fisici. Il colloquio dal vivo può essere sostituito da un colloquio telefonico di 10 minuti. I detenuti sono inoltre sottoposti a visto di censura della posta in uscita e in entrata.

41 bis: a chi si applica

Possono essere sottoposti al “carcere duro” i detenuti accusati dei seguenti delitti:

delitti commessi per finalità di terrorismo, anche internazionale, o di eversione dell’ordine democratico mediante il compimento di atti di violenza

delitto di associazione per delinquere di tipo mafioso

delitti commessi avvalendosi delle condizioni previste dall’associazione mafiosa ovvero al fine di agevolare l’attività delle associazioni mafiose

delitto di riduzione o mantenimento in schiavitù o in servitù; prostituzione minorile, consistente nell’indurre alla prostituzione una persona di età inferiore agli anni diciotto ovvero nel favorirne o sfruttarne la prostituzione

delitto di chi, utilizzando minori degli anni diciotto, realizza esibizioni pornografiche o produce materiale pornografico ovvero induce minori di anni diciotto a partecipare ad esibizioni pornografiche e chi fa commercio del materiale pornografico predetto

delitto di tratta di persone

delitto di acquisto e alienazione di schiavi

delitto di violenza sessuale di gruppo

delitto di sequestro di persona a scopo di rapina o di estorsione

delitto di associazione per delinquere finalizzata al contrabbando di tabacchi lavorati esteri

delitto di associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti o psicotrope

41 bis: le critiche

Il regime di 41-bis applicato per periodi molto lunghi è ritenuto da alcuni giuristi come incostituzionale.

La Corte costituzionale (in riferimento all’articolo 27 della Costituzione della Repubblica Italiana) e della Corte europea dei diritti dell’uomo (ai sensi della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali) hanno però sempre confermato nelle loro pronunce la legittimità del provvedimento.

Amnesty International ha definito il 41-bis, in alcune circostanze, come “crudele, inumano e degradante”.

41 bis: quali sono le carceri dove si può applicare

Le prigioni italiane attrezzate per l’applicazione della misura sono:

Casa Circondariale di Massama (OR), Casa Circondariale di Uta (CA), Casa Circondariale di Bancali (SS), Casa Circondariale di Novara (NO), Casa Circondariale di Opera di Milano (MI), Casa Circondariale di Cuneo (CN), Casa Circondariale di Parma (PR), Casa Circondariale di Sanremo (IM), Casa Circondariale di Tolmezzo (UD), Casa Circondariale di Viterbo (VT), Casa Circondariale di Vicenza (VI), Casa Circondariale di Spoleto (PG), Casa Circondariale di Ascoli Piceno (AP), Casa Circondariale di Terni (TR), Casa Circondariale di Rebibbia di Roma (RM), Casa Circondariale di L’Aquila (AQ), Casa Circondariale di Secondigliano di Napoli (NA), Casa Circondariale di Poggioreale di Napoli (NA), Casa Circondariale di Macomer (NU), Casa Circondariale di Mamone a Onanì (NU), Casa Circondariale di Badu ‘e Carros di Nuoro (NU), Casa Circondariale di Voghera (PV), Casa Circondariale di Reggio Calabria (RC).