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Dj Fabo, la Corte costituzionale rinvia la decisione: sospeso il processo a Marco Cappato

La Consulta ha chiesto al Parlamento di intervenire sul suicidio assistito

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Credit: Afp

La Corte costituzionale ha rinviato la decisione sul caso del Dj Fabo al settembre 2019. E ha chiesto al Parlamento di intervenire sul suicidio assistito.

Il comunicato della Consulta nota che “l’attuale assetto normativo concernente il fine vita lascia prive di adeguata tutela determinate situazioni costituzionalmente meritevoli di protezione e da bilanciare con altri beni costituzionalmente rilevanti”. Per questa ragione, i giudici costituzionali hanno deciso di rinviare la trattazione della questione al 24 settembre 2019.

La Corte costituzionale, martedì 23 ottobre, era stata chiamata a decidere sulla questione di legittimità, sollevata dalla Corte d’assise di Milano nell’ambito del processo sulla morte di Dj Fabo, dell’articolo 580 del codice penale che punisce l’istigazione e l’aiuto al suicidio. La sentenza era stata rimandata a oggi, mercoledì 24 ottobre, prima di essere nuovamente rinviata a settembre 2019.

Fabiano Antoniani, noto come dj Fabo, a causa di un incidente era diventati tetraplegico, cieco e non più autosufficiente. Nel febbraio 2017 , aveva deciso di ricorrere al suicidio assistito. Cappato, esponente dei Radicali e dell’associazione Luca Coscioni, lo aveva accompagnato in una clinica svizzera e poi si era autodenunciato. Rischia fino a dodici anni di carcere.

Il processo in Corte d’assise a Milano che vede imputato Marco Cappato per il suicidio assistito di Dj Fabo resterà “ovviamente sospeso” in attesa che la Corte costituzionale, nel settembre 2019, si pronunci sulla questione di legittimità.

Al termine dell’udienza, Cappato aveva affermato: “Avevo capito che tra gli obiettivi di questo governo ci fosse la rapida e certa trattazione delle leggi di iniziativa popolare. Noi da 5 anni attendiamo l’intervento del legislatore sulla nostra legge di iniziativa popolare per l’eutanasia legale.

“Se un Presidente del consiglio a nome del governo interviene in giudizio contro di me invocando l’inammissibilità e infondatezza della questione rimandando all’intervento del legislatore, questa è un’assunzione di responsabilità politica”, ha aggiunto l’esponente dei radicali.

Il governo si è costituito a difesa della legge ed è stato rappresentato dall’avvocato dello Stato Gabriella Palmieri.

“Non chiediamo un lugubre diritto a morire, ma il diritto a essere aiutati a morire di mano propria”, in quei casi in cui “ci dobbiamo chiedere se si possa parlare ancora di suicidio, quando il corpo si è congedato dalla persona e lo spirito è prigioniero”, aveva spiegato il professor Vittorio Manes, il difensore Cappato, durante l’udienza.

“È la prima volta che la Corte deve decidere sul suicidio assistito e abbiamo di fronte un caleidoscopio di possibilità: ciò dimostra che nulla è precluso, tutto è percorribile, l’unica strada non percorribile è quella di non decidere perchè una pronuncia di inammissibilità lascerebbe un retrogusto amaro di indifferenza”.