Me

Di Maio ha detto che il testo sulla pace fiscale è stato modificato da “una manina”. Scontro M5S-Lega

Il vicepremier ha dichiarato che nel decreto fiscale sono state inserite norme sul condono e sullo scudo fiscale prima dell'invio al Quirinale e ha annunciato un esposto in Procura

Immagine di copertina

Il vicepremier Luigi Di Maio ha denunciato l’intervento di una presunta “manina” che avrebbe modificato a sua insaputa il testo del del decreto fiscale collegato alla manovra. (Qui il testo)

Secondo Di Maio, in particolare, dopo l’approvazione del testo da parte del Consiglio dei ministri e prima dell’invio del decreto al Quirinale, la “manina” avrebbe inserito nel documento norme sul condono e sullo scudo fiscale per i capitali all’estero.

Il vicepremier lo ha dichiarato mercoledì 17 ottobre 2018 durante la registrazione del programma tv Porta a Porta e lo ha poi ribadito con un post su Facebook, annunciando anche che presenterà una denuncia in Procura.

Di Maio ha sottolineato che, se il testo del decreto non sarà modificato, il Movimento Cinque Stelle non lo voterà (cos’è la pace fiscale).

Da parte sua, peraltro, il Quirinale ha fatto sapere di non aver ricevuto alcun testo, mentre dalla Lega sono arrivate dichiarazioni che lasciano intendere rapporti tesi all’interno del governo.

Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, in visita a Bruxelles, ha bloccato l’invio ufficiale del testo al Quirinale. Il decreto fiscale, hanno spiegato fonti di Palazzo Chigi, è stato anticipato al Quirinale in via meramente informale. “Non c’è nessuna frattura tra Lega e M5s, controllerò il testo articolo per articolo e sarà inviato al Quirinale”, ha detto il premier.

“Ai miei uffici è stato riferito che il testo era giunto al Quirinale: se il testo non è ancora arrivato al Quirinale allora basterà lo stralcio di quella parte e non sarà nemmeno necessario riunire il Cdm”, ha affermato Di Maio.

Il vicepremier ha precisato che non dubita degli alleati di governo: “Non ho ragione di dubitare della Lega, ci siamo stretti la mano”, ha detto.

Di Maio ha confermato “la fiducia in tutto questo governo”. “Ma se ci facciamo passare sotto il naso testi così allora inizieranno i problemi grossi, ovvero che qualcuno si mette in testa di poter fregare il governo”, ha aggiunto.

Dagli alleati della Lega le reazioni alla denuncia del leader M5S sono state, però, gelide.

“Noi siamo gente seria e non sappiamo niente di decreti truccati, stiamo lavorando giorno e notte sulla riduzione delle tasse, sulla legge Fornero e sulla chiusura delle liti fra cittadini ed Equitalia”, hanno dichiarato fonti vicine ai vertici del Carroccio.

“Tutti sapevano”, ha assicurato Massimo Garavaglia, sottosegretario leghista all’Economia.

Nel pomeriggio di giovedì 18 ottobre sulla vicenda è intervenuto anche il vicepremier leghista Matteo Salvini.

“Io quello che abbiamo discusso per ore ed ore in Consiglio dei ministri l’ho trovato scritto, nessuna manina”, ha detto mentre si trovava a Bolzano per un comizio elettorale. “Il decreto è quello e quello resta non possiamo approvare un decreto e modificarlo il giorno dopo. Poi non so se ci sono dibattiti all’interno dei Cinque Stelle”.

Salvini ha anche smentito la possibilità di una nuova convocazione del Consiglio dei ministri. “Domani sono in Trentino e domenica entro in clima derby (inteso come Inter-Milan, ndr). Io vado avanti come sul tunnel del Brennero, è inutile fare buchi e poi fermarsi”, ha sottolineato.

Tuttavia, da parte dei Cinque Stelle si tira dritto sulla linea Di Maio.

“L’accordo politico raggiunto martedì a Palazzo Chigi era un altro: nessuno scudo fiscale o non punibilità per gli evasori. Noi non aiutiamo i capitali mafiosi”, hanno detto fonti pentastellate all’agenzia di stampa Adnkronos. “Non è più questione di ‘manina’ dei tecnici per noi un testo così finisce dritto nella pattumiera”.