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Pd, Zingaretti: “Insieme riusciremo a cambiare l’Italia”. Gentiloni: “Congresso non sia una gara tra correnti”

Il governatore del Lazio ha tenuto il discorso che chiude la convention Piazza Grande, in cui ha ufficializzato la sua candidatura alle primarie del Partito Democratico

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“Non ho da proporvi una macedonia di invettive contro qualcuno di noi per strappare qualche applauso da tifosi. Vorrei proporvi un pensiero, un’azione per proporre una soluzione che permetta di uscire dal pantano e ricostruire una speranza per il nostro paese”.

Nicola Zingaretti, dal palco dell’ex Dogana Vecchia di Roma, nel quartiere San Lorenzo, lancia ufficialmente la sua candidatura per le primarie del Partito Democratico.

“Siamo qui perchè l’Italia a bisogno di due cose, tra le molte: ha bisogno di crescere, ha bisogno di sviluppo e di un’immensa, straordinaria iniezione di giustizia”, ha detto il governatore del Lazio, presentando il suo prgramma per il rilancio del paese.

Sul palco anche l’ex presidente del Consiglio Paolo Gentiloni che, anche senza un endorsment ufficiale, con la sua presenza a Piazza Grande ha dato un segnale in vista delle primarie.

“Chi ha vinto ha cominciato a tradire le promesse e sta lasciando alle nuove generazioni un paese più povero e ingiusto. L’opposto di quanto promesso. Molti cominciano a capirlo, a sospettarlo, a vederlo nell’isterismo di chi ha vinto le elezioni. Quello che manca è qualcuno che costruisca un progetto e li mandi presto a casa”, ha sottolineato Zingaretti.

“Non sarà semplice, ma si può fare e vi prometto che ce la faremo”, ha aggiunto.

Netto il giudizio sul caso Riace: “L’atto politico vergognoso compiuto da Salvini con Riace è un atto immondo compiuto da chi ha sottratto 40 milioni ai cittadini. Noi siamo garantisti, ma riteniamo che Mimmo Lucano sia una persona per bene. Hanno paura di un uomo e se hanno paura di un uomo dovranno avere paura di un popolo che si mobiliterà contro queste ingiustizie”.

“Sugli immigrati stanno giocando una partita sporca, esaltando le paure. L’immigrazione è una sfida reale, sarebbe stupido negarlo. Aumenta il disagio nei luoghi della fragilità sociale, ma non siamo stupidi”, ha affermato.

“Fermare il traffico di migranti e colpire gli scafisti è decisivo. Ma non possiamo fermarci solo ad esultare se i barconi non arrivano senza porci la domanda di quanti sono morti annegati e quanti sono scomparsi. Occorre una politica nuova, serve questo popolo, serve integrazione, protezione”.

“Si stanno costruendo le premesse della crescita dell’odio, della costruzione in alcune grandi città di luoghi simili a luoghi di deportazione e disagio. In fretta dobbiamo ribellarci e fare di un movimento di amministratori un nuovo movimento di resistenza civica e civile in Italia, contro un sillogismo pericoloso: meno soldi alle periferie e più pistole per difendersi da soli. Non accettiamo un baratto incivile”, ha detto Zingaretti.

E non è mancato un riferimento a quato previsto dal reddito di cittadinanza: “Sono rimasto inorridito nel vedere il sorriso di Di Maio quando racconta soddisfatto che lo Stato darà i soldi ai poveri, ma li controllerà, dando l’idea del povero come di una persona di cui non ci si può fidare. Vergogna”.

L’ex premier Gentiloni, intervenuto prima del governatore del Lazio, ha detto rivolgendosi ai militanti: “Coltiviamo queste energie. Noi abbiamo un’idea completamente diversa della politica rispetto a questa maggioranza”.

E sull’Italia del governo gialloverde: “È diventato un paese più isolato e meno sicuro. Non ho mai visto così poche decisioni e così tanti danni in appena quattro mesi. La fatica fatta per uscire dalla crisi rischia di andare in fumo. C’è un’Italia che aspetta il partito democratico”.