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Omosessuali in divisa, il ministero dell’Interno censura le foto nel Coming out day
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Omosessuali in divisa, il ministero dell’Interno censura le foto nel Coming out day

Il Viminale ha negato le autorizzazioni per le immagini scelte dall'associazione che rappresenta e tutela gli agenti omosessuali

11 Ott. 2018
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Il ministero dell’Interno ha negato l’utilizzo delle immagini scelte dall’associazione delle persone omosessuali in divisa Polis aperta, per la campagna di comunicazione in occasione del Coming out day dell’11 ottobre 2018.

La denuncia arriva dal presidente dell’associazione, Gabriele Guglielmo: “Lo scorso 3 ottobre abbiamo chiesto formale autorizzazione all’utilizzo dei simboli della polizia di Stato in una campagna di comunicazione web per l’esplicita libertà di orientamento sessuale“.

L’associazione, che dal 2005 riunisce persone lgbt appartenenti alle forze armate e alle forze dell’ordine, ha lanciato sui social la campagna Se non mi nascondo lavoro meglio #identitàindivisa.

“Il nostro è stato un gesto di prudenza, teoricamente non saremmo nemmeno stati obbligati a farlo, visto che non utilizziamo canali istituzionali ma solo quello dell’associazione”, sottolinea Guglielmo.

Tre le immagini proposte da Polis Aperta per la rivendicazione della propria identità sessuale e censurate dal Viminale.

In una delle due in primo piano c’è una scrivania, sulla quale è appoggiata una fotografia incorniciata nella quale due donne si abbracciano. Sono due poliziotte in borghese, come si evince dal cappello della polizia di Stato appoggiato accanto.

Nella seconda c’è un notebook aperto, sul cui schermo si vede una coppia sorridente, un poliziotto in borghese e il suo compagno. Davanti al computer sono osate le mostrine con grado e decorazioni.

La terza è la copertina di un libro pubblicato più di 10 anni fa, “Non chiedere, non dire? Vite di gay in divisa”, di Giulio Russo. Nell’illustrazione ci sono due agenti in divisa di spalle che si abbracciano.

“Il 10 ottobre è arrivata per email la bruttissima sorpresa- racconta Guglielmo – un non meglio precisato funzionario del ministero autorizzava una sola delle tre fotografie proposte per la campagna. Le due scartate sono peraltro assolutamente discrete, semplicemente rappresentavano coppie di poliziotti e poliziotte omosessuali”.

In altri paesi europei invece sono state proposte e autorizzate immagini più intime ed esplicite, in cui compaiono anche agenti che si baciano tra loro o che partecipano in divisa al Gay pride.

Polis aperta sottolinea come “sono le campagne sociali come questa che in tutta Europa hanno contribuito ad ampliare il rapporto fra la comunità Lgbti e le forze di polizia, aiutando ad abbattere il fenomeno dell’under reporting“, vale a dire della tendenza delle persone vittime di aggressioni omofobiche a non denunciare.

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