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La lettera del prof all’alunna vittima del ponte Morandi: “Voglio che tutti sappiano quanto valevi”
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Il bigliettino scritto da Camilla e dai suoi compagni per il professore. Credit: Facebook/Roberto D'Ingiullo

La lettera del prof all’alunna vittima del ponte Morandi: “Voglio che tutti sappiano quanto valevi”

Il ricordo commovente dell'insegnante di Camilla Bellagio, 12 anni

06 Ott. 2018
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Il bigliettino scritto da Camilla e dai suoi compagni per il professore. Credit: Facebook/Roberto D'Ingiullo

Camilla Bellasio è una delle 43 vittime del crollo del ponte Morandi a Genova, avvenuto lo scorso 14 agosto. Aveva 12 anni e viveva a Pinerolo, in Piemonte, con la sua famiglia. Stavano andando in vacanza, Camilla e i suoi genitori, ma non sono mai arrivati a destinazione.

Il crollo del ponte ha spezzato le loro vite, portando sul fondo del Polcevera i sogni e la spensieratezza di una bambina di 12 anni.

Su Facebook è apparso un lungo post di Roberto D’Ingiullo. Lui era stato l’insegnante di Camilla alla scuola media Brignone di Pinerolo. La foto di un biglietto verde accompagna le parole dolci e strazianti dell’insegnante che ricordano la piccola alunna.

“Cercando un libro ho ritrovato questo. Il biglietto che mi avevi regalato con i tuoi compagni. Sei al centro della foto col tuo sorriso furbissimo e timidissimo. Accanto, la tua firma con un cuoricino. Ero venuto a salutarvi a giugno: ‘Prof, mi raccomando, torni da noi l’anno prossimo’. ‘Non so dove insegnerò. Speriamo’. ‘Non faccia scherzi. Ci vediamo a settembre’. Due mesi dopo ho letto il tuo nome tra le vittime del crollo del ponte. Mi ero rifiutato di crederci… Magari era un errore. E invece no”.

E continua ancora: “Ho scritto ai tuoi compagni pensando che potesse servire e sperando che servisse anche a me. Ho scritto che non può essere giusto che gli altri ti associno solo a quel ponte, spetta a loro ricordarsi e far conoscere agli altri quanto valessi e quanto fosse forte quello che condividete”.

“Ci provo anch’io con i miei nuovi allievi. Racconto di quando hai aiutato un ragazzo sfortunato con una frase e un sorriso che valgono più di centinaia di manuali sull’inclusione, l’integrazione e l’amicizia. Sorrido quando penso ai tuoi ‘Vada tranqui prof’ nei giorni prima dell’interrogazione”, scrive ancora il professore.

“Mi sono chiesto a cosa servisse ‘allenare le vostre menti’ se poi il destino sa essere così vigliacco. Ma poi rimaneva un sorriso a pensare a quanto sei speciale e a quanto è speciale quel gruppo. Ieri un mio alunno mi ha chiesto: ‘Prof, per favore, ci racconta qualcosa della sua allieva?’. Anche loro hanno capito che molto rimane e rimarrà. Ciao Camilla”.

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