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Roma, tengono la figlia segregata in casa: “Brutta lesbica ti sistemiamo noi”
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Roma, tengono la figlia segregata in casa: “Brutta lesbica ti sistemiamo noi”

La 17enne era chiusa in casa e sottoposta a continue vessazioni da parte del padre e della madre, ora è indagata per sequestro di persona e maltrattamenti in famiglia

03 Ott. 2018
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Chiusa in casa perchè lesbica. Picchiata perchè si era innamorata di una sua coetanea. E insultata: “Brutta lesbica, ti sistemiamo noi”. È la storia di una 17enne, che sarebbe stata sequestrata dai suoi genitori per circa un anno nell’appartamento di famiglia, in un paese in provincia di Roma.

La giovane donna era sottoposta a continue vessazioni da parte del padre e della madre, che ora è indagata per sequestro di persona e maltrattamenti in famiglia, ed era tenuta in casa senza la possibilità di uscire.

Una situazione talmente pesante da spingere la ragazza a denunciare i genitori alle forze dell’ordine, che avevano sottovalutato la situazione prima dicendole di non preoccuparsi e poi riportandola a casa.

La 17enne ha contattato il Gay Center attraverso la chat anonima Speakly, un canale dedicato ai minori omosessuali o transgender attivata in collaborazione con il ministero dell’Istruzione. Si tratta di una app, scaricabile sul cellulare, che consente di parlare con i volontari in maniera anonima: ogni anno le richieste sono circa 20mila e spesso denunciano situazioni di sequestro, segregazione e violenza.

La prima cosa chiesta dai volontari della chat è se il ragazzo o la ragazza ha presentato una denuncia alle autorità. E quando la 17enne ha risposto in modo affermativo, si è attivato l’Oscard, l’Osservatorio di polizia e carabinieri contro le discriminazioni. Le forze delll’ordine sono intervenute, prelevando a casa la ragazza e accompagnandola in una struttura protetta per minori, dove è tornata a studiare dopo essere stata costretta a interrompere la scuola.

“La ragazza ha raccontato una situazione familiare molto grave, da quando i genitori, un anno fa, hanno scoperto che era lesbica. Viveva in un clima di continua violenza ed era sequestrata in casa, dove i familiari non la facevano più uscire”, ha affermato Fabrizio Marrazzo del Gay Center.

“Non si tratta di un caso isolato. È necessario che venga al più presto attivata una legge contro l’omofobia. Il 17 maggio, Giornata mondiale contro l’omofobia, se questa legge non sarà stata presentata in parlamento, proporremo uno sciopero. Ne verificheremo la fattibilità con i sindacati: ma agiremo. Perché questa situazione è un situazione di cui bisogna farsi carico e che non si può più ignorare”, ha concluso.

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