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La pensionata 70enne sgomberata da casa a Roma: “Siamo stati aggrediti con spray al peperoncino”

A Villa Gordiani, periferia est di Roma, una donna è stata sfrattata da un appartamento del Comune che aveva occupato abusivamente. Nel corso di una protesta, le forze dell'ordine hanno aggredito alcuni manifestanti

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Gli agenti davanti alla palazzina in cui la donna abitava abusivamente. Credit: Twitter/Mario Cipriani

In viale Venezia Giulia 141, nella periferia est di Roma, giovedì 27 settembre è andato in scena l’ennesimo sgombero. Stavolta la vittima è stata una signora di 66 anni, pensionata, che da qualche anno aveva occupato un appartamento vuoto dello stabile di Vialla Gordiani.

Quando le forze dell’ordine hanno bussato alla sua porta, la donna si è barricata in casa minacciando di lanciarsi dal balcone, al quarto piano della palazzina.

Sul posto sono intervenuti anche i vigili del fuoco che, reputando credibili le minacce della pensionata, hanno steso un telone sotto la finestra e con un’autoscala hanno raggiunto il balcone della donna, per cercare di risolvere la questione.

Come si legge nel comunicato diffuso da Asia Usb (Unione sindacale di base – Associazioni inquilini abitanti), la 66enne ha sempre pagato l’indennità e le utenze al Comune e versa “in una evidente oltre che certificata condizione di difficoltà economica”.

Vigili del fuoco e agenti di Roma Capitale sono arrivati in mattinata per sfrattare la 66enne. Pensionata, vive con 500 euro al mese che non le permettono di affittare una casa a Roma. Sotto il palazzo si sono radunati alcuni esponenti di Asia Usb e altri attivisti per protestare contro l’azione del Comune.

Nel corso della protesta è andato in scena uno scontro con le forze dell’ordine. Nel suo comunicato, Asia usb parla di “azione repressiva contro gli attivisti intervenuti per difendere un diritto sacrosanto”, si legge ancora nel comunicato.

“È in corso una caccia all’uomo tra le vie del quartiere per raggiungere gli altri partecipanti al picchetto”: il bilancio è di quattro fermi, due sono esponenti di Asia.

L”a situazione è degenerata”, racconta a TPI Michele Giglio, membro del sindacato, presente sul posto e tra le vittime dell’aggressione. “È stato posto sotto fermo mio figlio e un altro attivista di Asia Usb. Siamo stati spintonati dai vigili urbani di Roma Capitale. Addirittura uno di loro ha dato un cazzotto a un manifestante”.

“La polizia era lì e non ha fatto nulla. A me hanno spruzzato addosso lo spray al peperoncino. Ho 56 anni e non ho mai visto i vigili urbani comportarsi in questa maniera. Qualcuno è finito in ospedale. Sono arrivate quattro ambulanze”, ha continuato l’attivista di Asia.

“Un uomo di 63 anni è stato picchiato, è malato di cuore”, spiega ancora l’attivista di Asia, ancora sconvolto dalla brutalità dei fatti di Villa Gordiani “Si sono comportati da criminali, da criminali”.

“Tutto questo è successo per cacciare di casa una signora di 66 anni. È vero che era abusiva, ma da diversi anni abitava in questa casa”. Inoltre, precisa Giglio, la situazione è resa ancora più grave da un accordo che era stato preso con il Comune.

“C’era stato un incontro tra alcuni municipi e l’assessora Castiglione, secondo cui il Comune sarebbe intervenuto cacciando via quegli abusivi che avevano un reddito abbastanza alto da potersi permettere di pagare un affitto”.

“Fanno gli incontri, ma poi negli atti smentiscono quello che decidono, perché cacciare via una donna di 66 anni che vive con una pensione minima è una assurdità”. Nelle parole dell’attivista di Asia si legge la rabbia per una situazione grave, destinata a ripetersi ancora.

Sul posto due reparti della celere, i vigili e la polizia. “Noi pensiamo che sia una vergogna. Stavamo manifestando pacificamente, poi ci hanno spintonato e la situazione è degenerata. Eravamo calmi calmi con le braccia alzate”.

Gli occhiali hanno schermato gli occhi di Giglio, proteggendoli dallo spray urticante degli agenti, “ma dopo un quarto d’ora mi è arrivato parecchio peperoncino in bocca, mi è entrato negli occhi e sono dovuto andare in ospedale”.

“Ci hanno trattato da criminali. Questo non è uno stato democratico”, aggiunge Giglio.

Alla base della protesta, come spiega il sindacalista, c’era la questione ben più ampia delle case popolari in Italia e a Roma nello specifico.

“Stavamo protestando perché qui si caccia la gente, ma non si trova una soluzione. Si fa fare la guerra tra poveri in un paese che non dà risposte, in un paese che ha il 3 per cento di case pubbliche. In un paese che ha, solo qui a Roma, 250mila appartamenti vuoti. Vuoti”.

Case che, come continua a spiegare Giglio, “sono nella speculazione edilizia, perché sono quelli di Caltagirone, Parnasi e altri palazzinari. Ma quelli non si toccano, mentre la gente viene buttata fuori di casa finendo in strada”.

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Il problema principale è che “non si gestisce il patrimonio e questi sono i risultati”.

“Mio figlio ora è in stato di fermo per aver partecipato a un picchetto di protesta, in una città in ci sono bande di criminali che non vengono intaccati. Vedi gli Spada a Ostia, i Casamonica a Tor Bella Monaca. Questa è legalità? A me sembra un paradosso”.

“Viviamo in un paese in cui esiste una carenza reale di case popolari – sottolinea Giglio – quando gli altri paesi ne hanno dal 20 al 30 per cento in su. Basti pensare che il Regno Unito, uno dei paesi più neoliberisti in Europa, ha oltre il 30 per cento di case pubbliche e l’Italia il 3”.

Un dato drammatico che si traduce, spesso, nelle occupazioni abusive di appartamenti vuoti, in cui disperati senza nome si infilano per poter sfuggire alla strada. Come nel caso della 66enne di Villa Gordiani. “La gente non riesce a pagare il mutuo, gli affitti sono a prezzi proibitivi e continua ad essere smantellato l’intervento dello Stato”.

In più, continua Giglio, lo Stato, a prescindere dal governo, continua a non utilizzare i fondi destinati porprio all’edilizia popolare, fermi alla Cassa depositi e prestiti. “Perché? Perché bisogna dare precedenza alla rendita finanziaria e alla speculazione edilizia. Invece di fare le case pubbliche di cui si ha estremo bisogno”.

Il tutto sempre nella logica di “premiare i grandi palazzinari, le banche e la grande speculazione edilizia e finanziaria. Questa è la nostra motivazione. Se in Italia si fanno tremila case popolari, in Francia se ne fanno 300mila”.

Ora la 66enne finirà in mezzo alla strada e all’appartamento di viale Venezia Giulia 141 verranno apposti i sigilli. E tornerà a essere vuoto.

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