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Restituzione fondi Lega, il procuratore di Genova: “Nessun favore sui 49 milioni”

Francesco Cozzi ha difeso l'accordo raggiunto con gli avvocati della Lega sulla restituzione dei 49 milioni di euro incamerati illegalmente tra il 2008 e il 2010

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Il 18 settembre il procuratore di Genova Francesco Cozzi e dall’aggiunto Francesco Pinto hanno dato la notizia dell’accordo raggiunto tra gli avvocati della Lega e la procura di Genova sulle modalità per la restituzione allo Stato dei 49 milioni di euro che il partito, secondo quanto stabilito dai giudici, avrebbe ottenuto in maniera irregolare.

In seguito, il procuratore è stato attaccato da diverse testate perché l’accordo è stato visto come una sorta di “favore” nei confronti della Lega, che dovrebbe finire di restituire i soldi allo Stato tra 80 anni.

I chiarimenti del procuratore

Nel tentativo di porre fine alle polemiche, il procuratore capo di Genova ha cercato di fare chiarezza sui vantaggi che lo Stato otterrà dall’accordo con i legali del partito.

Cozzi ha sottolineato come la procura sia riuscita a ottenere una condanna importante e soprattutto il sequestro preventivo “finalizzato alla confisca delle somme ricevute dallo Stato pari al profitto del reato nei confronti del partito politico che aveva incassato dette somme”.

Il procuratore ha anche ricordato come siano riusciti ad ottenere non solo il “sequestro delle somme entrate nella disponibilità della Lega prima e fino alla data della esecuzione del sequestro ma anche le somme acquisite dopo e quindi anche future”.

Cozzi ha anche aggiunto che “la procura (…) è stata attaccata per avere fatto proprio dovere e mestiere proprio da chi oggi altri commentatori vedono invece trattati con benevolenza”.

Perché l’accordo non favorisce la Lega

Riguardo alla possibilità data al partito di restituire i 49 milioni di euro a rate, Cozzi ha spiegato che  “nessuno darebbe un euro alla Lega se la somma fosse immediatamente confiscato”.

“Per effetto della procedura seguita dalla procura di Genova e solo per ciò l’esecuzione può finalmente riguardare non solo i circa 3 milioni di euro rinvenuti sui conti correnti riferibili alla Lega e già versati sul Fondo unico per la giustizia e non solo le somme che potrebbero comunque risultare essere entrate nella disponibilità della Lega anche da ulteriori indagini, ma anche le somme acquisite ad esempio da donazioni o contributi privati volontari”.

E siccome, ha continuato il procuratore, è di “intuitiva evidenza che nessuno darebbe un euro alla Lega sapendo che verrebbe immediatamente confiscato fino al soddisfacimento integrale del credito portato dal sequestro preventivo di circa 49 milioni, la stessa procura ha ritenuto di perseguire l’interesse dello Stato con una direttiva sulle modalità di esecuzione del sequestro che non comporta alcuna rinuncia al credito né alle ricerche sulla esistenza di somme derivanti dal profitto del reato e già incassate”.

L’accordo anzi “consente di apprendere una parte delle risorse future con un meccanismo che pero non le disincentiva né le compromette senza dovere impiegare la guardia di finanza in continue ricerche non tanto sul passato ma per il futuro”.

La semplificazione dei media

Il procuratore ha quindi condannato l’eccessiva semplificazione dei media secondo cui “la Lega potrebbe comodamente pagare con rate da 600mila euro annui e quindi con privilegio”.

Questo modo di riportare le notizia, ha spiegato Cozzi, “non chiarisce che oltre a queste somme verrà sequestrata l’eccedenza ossia il cosiddetto avanzo oltre il 1.200.000 euro, ossia la differenza tra i ricavi dati dalle somme future incassate e le spese, risultanti dal bilancio certificato o comunque accertato”.

L’accordo, soprattutto, “non sarà certo un danno per l’ordinamento democratico anche perché lo Stato trarrà un vantaggio decisamente superiore a quello che avrebbe conseguito nel caso in cui avesse preteso di sequestrare il nulla”.