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Ponte Morandi, la commissione del ministero accusa Autostrade per l’Italia

Depositata la relazione dei tecnici incaricati dal Mit, la concessionaria era a conoscenza delle degradate condizioni del viadotto ma non fece nulla

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Credit: VALERY HACHE/AFP/Getty Images

La commissione ispettiva ministeriale sul crollo del ponte Morandi di Genova ha concluso che Autostrade per l’Italia era a conoscenza delle precarie condizioni del ponte ma non fece nulla.

La relazione della commissione incaricata dal ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti è stata pubblicata martedì 25 settembre 2018 sul sito web del ministero.

“Autostrade per l’Italia, pur a conoscenza di un accentuato degrado del viadotto e in particolare delle parti orizzontali di esso che appalesavano deficit strutturali, non ha ritenuto di provvedere, come avrebbe dovuto, al loro immediato ripristino e per di più non ha adottato alcuna misura precauzionale a tutela dell’utenza”, si legge nel documento.

La commissione sottolinea che è rimasto “in sostanza” inattuato “il principio di coerenza nella messa in sicurezza di tratti omogenei di opere d’arta auspicato dal Consiglio superiore nel già citato voto relativo alla messa in sicurezza di viadotti autostradali”.

Per il crollo del ponte Morandi risultano indagate 20 persone più la società Autostrade per l’Italia come persona giuridica.

Gli indagati sono manager, dirigenti e funzionari del ministero delle Infrastrutture dei Trasporti.

Si tratta, in particolare, di responsabili di Autostrade e Spea, l’azienda di progettazione che fa parte sempre del gruppo Atlantia della famiglia Benetton, e di funzionari del ministero che hanno avuto un ruolo nella approvazione dei lavori di messa in sicurezza del ponte.

Le ipotesi di reato sono omicidio colposo plurimo, disastro colposo e attentato colposo alla sicurezza dei trasporti.

Autostrade per l’Italia è indagata per responsabilità amministrativa: alla società viene contestato, oltre al reato di disastro colposo e di attentato alla sicurezza dei trasporti, anche l’omicidio colposo aggravato dal mancato rispetto delle norme antinfortunistica.

Il Governo ha deciso di revocare la concessione ad Autostrade per l’Italia e ha istituito una commissione d’inchiesta per far luce sulle cause del crollo.

Dopo il disastro, il Governo ha istituito una commissione di esperti per far luce sulle cause del crollo.

Nelle settimane successive, tuttavia, due membri della commissione si sono dimessi e un terzo è stato rimosso dallo stesso Ministero delle Infrastutture e dei Trasporti

In particolare, si sono dimessi Antonio Brencich e Bruno Santoro, mentre è stato rimosso Roberto Ferrazza. Tutti e tre sono tra gli indagati per il crollo.

Sia Brencich sia Ferrazza, rispettivamente da relatore esperto e da presidente, avevano firmato il verbale del comitato tecnico amministrativo che nel febbraio 2018 aveva dato parere favorevole al progetto di ristrutturazione del ponte presentato da Autostrade per l’Italia.

Questa relazione è tra il materiale documentale che dovrà essere preso in esame dalla stessa Commissione d’indagine istituita dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Un cortocircuito che ha generato polemiche sull’opportunità degli incarichi e portato alle dimissioni di Brencich e alla revoca dell’incarico a Ferrazza.

Santoro, invece, come rivelato da un’inchiesta del settimanale L’Espresso, fino al 2013 sarebbe stato pagato dalla società Autostrade per l’Italia, che gestisce il tratto della A10 interessato dal crollo del ponte e che è stata indicata dal Governo di essere responsabile della strage.

Dal marzo 2018 l’ingegnere lavora per il Ministero delle Infrastrutture come direttore della Vigilanza tecnica e operativa della rete autostradale.