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“Siamo preoccupati per i rischi del Taser”: parla il segretario del sindacato di Polizia Silp-Cgil

Daniele Tissone, Segretario generale sindacato di polizia Silp Cgil, a TPI ha spiegato quali possono essere i rischi connessi all’utilizzo del Taser, la pistola elettrica la cui sperimentazione è iniziata mercoledì 5 settembre in 12 comuni d’Italia

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Credit photo: Andreas Arnold / dpa | usage worldwide

“Ci sono responsabilità che potendo gravare sugli agenti ci rendono preoccupati. Noi pensiamo che ci sia un rischio concreto sia per l’incolumità delle persone, sia per gli addetti alla sicurezza, che possono subire le ricadute giuridiche di un errore o della situazione critica in cui si sono trovati a utilizzare il taser”. pistola taser polizia

A parlare è Daniele Tissone, Segretario generale sindacato di polizia Silp Cgil che a TPI ha spiegato quali possono essere i rischi connessi all’utilizzo del Taser, la pistola elettrica la cui sperimentazione comincia oggi, mercoledì 5 settembre in 12 comuni d’Italia.

Cos’è il taser?

Si tratta di uno storditore elettrico, quindi un’arma elettrica, comunemente chiamata Taser, per la tecnologia che sfrutta.

Nel nostro paese è classificata come arma propria e quindi arma a tutti gli effetti.

Il taser lancia due dardi che sfruttando gli impulsi elettrici causano una contrattura muscolare nel soggetto che viene colpito, provocando una temporanea paralisi. pistola taser polizia

Il modello attualmente che viene fornito alle forze di polizia è il Taser modello X2, che rilascia una scarica elettrica di intensità regolare per una durata di cinque secondi.

L’arma ha un sistema di mira che si avvale di un doppio puntatore laser. Questa tipologia di taser può colpire un bersaglio fino a sette metri di distanza.

Questi modelli possono lanciare una corrente da un voltaggio dai 30mila ai 50mila volt, sono ad alto voltaggio. Il voltaggio è elevato, ma l’amperaggio è basso, naturalmente serve solo a scioccare e non ad uccidere. pistola taser polizia

Con 50mila volt, si crea facilmente un arco voltaico che può raggiugnere i 10 cm di lunghezza, quindi non è necessario che i conduttori tocchino direttamente la pelle del malvivente per immobilizzarlo, ma questo fa sì che il voltaggio debba essere elevato per oltrepassare lo strato degli abiti.

Parliamo della sperimentazione, oggi inizia la fase operativa.

La sperimentazione è iniziata nel 2014, successivamente il 4 luglio 2018, Salvini ha autorizzato il personale della pubblica sicurezza alla sperimentazione della pistola Taser modello X2.

A metà di luglio, un gruppo di lavoro interforce ha redatto un manuale tecnico operativo all’uso dell’arma. A fine agosto il personale è stato avviato al centro nazionale del poligono di Nettuno, dove degli operatori qualificati – 5 elementi per ogni Questura – danno il via alla sperimentazione.

Rischi, quali elementi valutare?

Ci sono degli aspetti da tenere sotto controllo, sia di natura giuridica, sia di natura sanitaria. Ci sono situazioni a rischio concreto che possono mettere a repentaglio l’incolumità di determinati soggetti, destinatari dell’intervento coercitivo. Ma anche gli stessi addetti alla sicurezza che se non rispettano il protocollo possono subire delle conseguenze.

Per questo noi abbiamo chiesto che i modelli operativi fossero in coerenza con le funzioni del corpo di polizia, e rispettosi del sistema di garanzia che è posto a fondamento del nostro sistema giudicio e democratico.

Bisogna fare chiarezza su quali siano i comportamenti da adottare perché le situazioni, lo ripeto, sono a rischio concreto da questo punto di vista: se c’è un errore o si travalicano queste procedure, i poliziotti possono risponderne penalmente. pistola taser polizia

Ci può fare qualche esempio?

Pensiamo alla caduta incontrollata a seguito dell’immobilizzazione: l’operatore deve stare attento mentre spara con il taser, la cui distanza dovrebbe essere di cinque metri dal soggetto. Nel momento in cui la persona viene colpita bisogna fare in modo che non cada all’indietro e non colpisca uno spigolo, o un oggetto contundente.

Molte delle morti denunciate da Amnesty International tra il 2001 e il 2017, più di 1.011 morti, sono dovute a questo irrigidimento che poi ha causato la morte della persona che reclinando il capo ha sbattuto la testa.

Inoltre, noi non siamo in grado di capire in anticipo se il soggetto che viene colpito da queste scariche sia un cardiopatico o una donna in stato interessante. Deve essere deciso tutto nell’arco di pochi attimi.

Qual è il sentore tra gli operatori?

Innanzitutto queste persone devono avere la giusta formazione, continua e costante. Siamo in assenza di dati empirici affidabili circa le possibili conseguenze derivanti dall’utilizzo di queste dotazioni, dobbiamo stare attenti perché i soggetti cardiopatici, o gli assuntori di sostante stupefacenti o psicotrope, possono essere a rischio.

In questi casi può succedere che intervengano aritmie cardiache che possono portare all’arresto cario-circolatorio. Ma come valutare prima questo rischio?

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Dai nostri operatori il taser è visto con favore ma le perplessità permangono. I problemi sorti negli Stati Uniti e denunciati da Amnesty – quando si utilizzava questo taser anche se la persona non era armata o non mostrava atteggiamenti aggressivi – preoccupano.

Il nostro personale utilizzerà l’arma nei casi in cui il soggetto non sia collaborativo o sia minaccioso, ma è un pur vero che un protocollo non potrà mai coprire l’intera casistica.

Nessun regolamento potrà sanare questa problematica. Dipenderà anche dalla professionalità e dalle circostanze che di volta in volta si presentano nell’evento critico.

Quali le possibili conseguenze giuridiche per i poliziotti, siete contrari all’utilizzo dello strumento?

Noi nn siamo contrari a prescindere, rileviamo però che dal punto di vista medico e dal punto di vista giuridico e dell’operatività, la questione non è da prendere a cuor leggero. Anche la sperimentazione. Molti dei problemi che si sono verificati in altri Paesi e tra le forze di polizia che li hanno utilizzato, non sono ad oggi ancora stati risolti.

Se la distanza è cinque metri ma io cinque metri non li ho, come faccio? E come faccio a sapere che quel soggetto ha problemi cardio-circolatori?

Non possiamo negare che c’è un problema anche per l’operatore che in quel momento è lì per fare il suo lavoro e non per utilizzare questo strumento come strumento di tortura.

È uno strumento utile?

Presenta dei rischi, è utile, ma bisogna interrogarsi su tutte le complicazioni che ci sono anche sul piano giuridico, non esula da eventuali responsabilità penali dei singoli, perché trattandosi di un mezzo di coazione fisica, dobbiamo sempre considerare la proporzionalità tra offesa e difesa.

Considerando le nostre leggi, il taser non rischia di andare in soffitta prima del tempo?

Spetterà all’opearatore decidere se utilizzare questo taser, dal momento che si usa in situazione di criticità, dovrà stare attento a una serie di circostanze: la distanza, il fatto che la persone può reclinare e farsi male e anche dove il dardo colpisce, perché il fatto che il dardo colpisce in un punto più sensibile del corpo può creare un danno peggiore da questo punto di vista.