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Ambasciata italiana Tripoli, colpo di mortaio ferisce 3 persone in un hotel poco distante

All'alba un colpo di mortaio ha centrato un albergo vicino all'ambasciata italiana. Il personale è rimasto illeso, ma i media libici denunciano: "l'obiettivo era la rappresentanza italiana"

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La mattina di oggi, sabato 1 settembre, poco prima delle 6 ora locale, un colpo di mortaio ha colpito l’hotel Al Waddan, nel centro di Tripoli, a poche centinaia di metri dalla sede dell’ambasciata d’Italia, ferendo tre civili.

Fonti diplomatiche hanno riferito che il personale della rappresentanza italiana è rimasto illeso, ma secondo quanto riportato dalla stampa libica l’obiettivo era proprio l’ambasciata italiana.

Oggi i governi di Francia, Italia, Regno Unito e Stati Uniti hanno condannato “fermamente la continua escalation di violenza a Tripoli e nei suoi dintorni, che ha causato molte vittime e che continua a mettere in pericolo la vita di civili innocenti”.

I governi ribadiscono che “il diritto internazionale umanitario vieta di colpire la popolazione civile e di sferrare attacchi indiscriminati”, secondo quanto si legge in una nota pubblicata sul sito del ministero degli Esteri.

Cosa sta succedendo a Tripoli

A Tripoli sono in corso da diversi giorni degli scontri tra milizie rivali che si contendono il controllo della zona sud della città.

Il 30 agosto era stato annunciato un cessate il fuoco nelle zone a sud della capitale – il terzo in quattro giorni – che tuttavia non è servito ad evitare l’attacco.

Il cessate il fuoco è stato respinto dalla Settima Brigata di Tarhuna, la milizia legata al signore della guerra Salah Badi che si è resa autonoma dal Governo di Accordo Nazionale guidato da Fayez Al-Serraj.

La Brigata, che combatte insieme al gruppo Al Kani, ha fatto sapere che continuerà a combattere finché non “non ripulirà Tripoli dalle milizie”, accusate di corruzione.

I loro nemici sono quelle che formalmente sono unità dei ministeri dell’Interno e della Difesa del governo: le Brigate Rivoluzionarie di Tripoli, la Forza speciale di Dissuasione (RADA), la Brigata Abu Selim e la Brigada Nawassi, che ricevono finanziamenti dall’Ue.

Il bilancio delle vittime degli scontri tra milizie rivali, iniziati lunedì 26 agosto, ha superato i 30 morti e il centinaio di feriti. Solo nella giornata di giovedì 30 agosto, almeno due persone sono rimaste uccise e nove sono state ferite.

Medici senza frontiere ha fatto sapere che i combattimenti hanno messo in pericolo la vita dei residenti locali e di quasi 8mila tra rifugiati, richiedenti asilo e migranti rimasti intrappolati nell’area degli scontri.

Venerdì 31 agosto, il gruppo armato libico della Settima brigata, una milizia formalmente dipendente dal Governo di Accordo Nazionale ma di fatto autonoma, ha affermato di avere il controllo dell’area intorno all’aeroporto internazionale della capitale.

Secondo una fonte militare vicina al gruppo armato, citata dall’emittente locale al-Ahrar TV, i miliziani hanno “occupato ampie zone dell’altopiano” agricolo a sud della capitale libica e l’area di Khallet al-Furjan. La notizia non è stata confermata da fonti indipendenti.

A maggio, il Governo di accordo nazionale di Tripoli, l’unico riconosciuto dalla comunità internazionale, aveva raggiunto un accordo a Parigi con le autorità della Cirenaica, guidate dal maresciallo Khalifa Haftar, per l’adozione di una costituzione entro il 16 settembre e per organizzare le elezioni presidenziali e parlamentari il 18 dicembre.

Dove è avvenuto l’attacco

L’hotel Al-Wadan, situato nella zona di Al-Dahra, dista appena 150 metri dall’ambasciata italiana.

Nell’attacco un colpo di mortaio ha ferito tre ospiti che alloggiavano al quarto piano e ha seminato il panico nella struttura.

Sui social network sono comparse le immagini dell’interno dell’hotel, con i vetri rossi, e il pavimento macchiato di sangue.

Il razzo era “diretto contro l’ambasciata italiana a Tripoli”, secondo quanto riferisce la stampa libica, in particolare il quotidiano Libya Times, che cita il giornalista  Jamal al-Kafali, che lavora per l’ambasciata libica a Tunisi.

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Al-Kafali ha pubblicato le foto di quanto accaduto sulla sua pagina Facebook.

Chi ha compiuto l’attacco

L’identità degli autori dell’attacco è ancora ignota. Secondo il quotidiano Libya Times, “mentre molti incolpano le milizie Kani di Tarhouna (anche note come la “Settima Brigata”) di stanza nel distretto meridionale di Tripoli di Qasr bin Ghashir, altri chiamano in causa le milizie con sede nella caserma di Hamzah che si trova in una zona nella parte occidentale di Tripoli conosciuta come “la strada dell’aeroporto”.