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Libia, continuano gli scontri tra milizie. L’allarme di Msf: “A Tripoli sono a rischio 800mila migranti”

Immagine di copertina
Credit: MAHMUD TURKIA/AFP/Getty Images

Negli scontri hanno perso la vita 30 persone, tra cui civili. Msf: "I recenti scontri dimostrano come la Libia non sia un luogo sicuro per i migranti, rifugiati e richiedenti asilo”

Continuano gli scontri a Tripoli. Molti quartieri della città sono bloccati da milizie rivali.

Il gruppo armato libico della Settima brigata, una milizia formalmente dipendente dal Governo di Accordo Nazionale ma di fatto autonoma, sostiene di avere il controllo dell’area intorno all’aeroporto internazionale della capitale.

Secondo una fonte militare vicina al gruppo armato, citata dall’emittente locale al-Ahrar TV, i miliziani hanno “occupato ampie zone dell’altopiano” agricolo a sud della capitale libica e l’area di Khallet al-Furjan. La notizia non è stata confermata da fonti indipendenti.

Giovedì 30 agosto, il governo di al-Sarraj aveva dichiarato di avere raggiunto un accordo per il cessate il fuoco ma la Settima brigata ha negato la firma di qualsiasi accordo a fermare i combattimenti.

Il bilancio delle vittime degli scontri tra milizie rivali, iniziati lunedì 26 agosto, ha superato i 30 morti e il centinaio di feriti. Solo nella giornata di giovedì 30 agosto, almeno due persone sono rimaste uccise e nove sono state ferite.

Medici senza frontiere ha fatto sapere che i combattimenti hanno messo in pericolo la vita dei residenti locali e di quasi 8mila tra rifugiati, richiedenti asilo e migranti rimasti intrappolati nell’area degli scontri.

Secondo un comunicato pubblicato da Msf, i bisogni umanitari nei centri di detenzione di Tripoli sono aumentati da quando sono scoppiati i combattimenti a sud della capitale libica.

“I recenti scontri dimostrano come la Libia non sia un luogo sicuro per i migranti, rifugiati e richiedenti asilo”, dichiara Ibrahim Younis, capomissione in Libia per Msf.

“Molti sono fuggiti da paesi devastati dalla guerra o hanno trascorso mesi detenuti in condizioni orribili nelle mani dei trafficanti di esseri umani prima di essere trasferiti in questi centri di detenzione”.

“Queste persone, già estremamente vulnerabili, si trovano adesso intrappolate in un altro conflitto senza la possibilità di fuggire”, ha aggiunto. “Non dovrebbero essere prigionieri semplicemente perché cercavano sicurezza o una vita migliore. Dovrebbero essere immediatamente rilasciati ed evacuati in un paese sicuro”.

Dopo essere rimasti intrappolati negli ultimi giorni nell’area a sud della capitale libica, centinaia di migranti sono stati trasferiti dai centri di detenzione governativi di Tripoli.

Secondo l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, i migranti sono stati portati da due centri di detenzione, situati nell’area di Ain Zara, a sud-est di Tripoli, in un “luogo più sicuro”.

Come sottolineato dall’Onu, una delle conseguenze dirette dei combattimenti tra milizie è la pressione sui migranti, sia quelli detenuti nei centri governativi sia quelli in attesa di proseguire il viaggio per raggiungere l’Europa.

All’esplodere degli scontri, le guardie erano scappate abbandonando i migranti per tre giorni nelle gabbie senza più cibo né acqua né la possibilità di poter evadere.

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