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Il film “Sulla mia pelle” dedicato a Stefano Cucchi ha fatto arrabbiare la polizia
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Una scena del film "Sulla mia pelle" di Alessandro Cremonini

Il film “Sulla mia pelle” dedicato a Stefano Cucchi ha fatto arrabbiare la polizia

"Fango su di noi senza prove", così il corpo di polizia ha commentato il successo del film dedicato al caso Cucchi

31 Ago. 2018
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Una scena del film "Sulla mia pelle" di Alessandro Cremonini

Alla 75esima edizione della Mostra internazionale del cinema di Venezia è stato presentato il documentario Sulla mia pelle, sugli ultimi 7 giorni di vita di Stefano Cucchi. Qui TPI ha ricostruito tutta la sua storia.

Il film ha già provocato la reazione della polizia, diversi sindacati infatti l’hanno ritenuto un affronto.

Diretto da Alessio Cremonini e interpretato da Alessandro Borghi “Sulla mia pelle” ricostruisce il caso di Stefano Cucchi che è probabilmente il più noto tra quelle riguardanti i presunti abusi delle forze dell’ordine in carcere, grazie alla battaglia portata avanti dalla sorella Ilaria (TPI l’ha intervistata qui).

Nonostante il regista abbia più volte ribadito che lo scopo del film è quello di “raccontare e non giudicare”, le forze dell’ordine si sono infuriate.

Il Cocer, il “sindacato” dei carabinieri ha dichiarato che con un processo ancora in corso “ci sarebbe da indignarsi se si accertasse che il film è stato prodotto con il contributo dello Stato.”

Gianni Tonelli, parlamentare della Lega, ex segretario del Sindacato Autonomo di Polizia (Sap), ha protestato in un’intervista al quotidiano Il Tempo: “Mi chiedo: si può mandare in mezzo mondo un film che dà allo spettatore un’idea non suffragata da sentenze?”.

“Ed è vero che lo Stato ha finanziato il film con 600mila euro? (confermata al Tempo dal produttore) È questa la cultura italiana da esibire in una mostra internazionale? Io non mi farò intimidire, e da parlamentare andrò in fondo a questa storia.”

Anche il presidente di FSP Polizia di Stato Franco Maccari e quello del Sappe (sindacato di polizia penitenziaria) Donato Capece sono della stessa idea: “nessuno deve più aprire o sollevare sospetti, ci aspettiamo da anni scuse che ancora non arrivano”.

Maccari ha aggiunto: “È impossibile contenere o sdegno per l’ennesima storia di ordinaria criminalizzazione di chi veste una divisa. A quando un film sul carabiniere Giangrande ferito a Palazzo Chigi? O sui poliziotti uccisi dal terrorismo rosso? A quando un film, pagato dallo Stato, sugli eroi in divisa? Basta con le gogne, le piaghe e le cicatrici che tanti appartenenti alle Forze dell’Ordine portano a vita ‘sulla loro pelle'”.

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