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Ricordando il sequestro di Fabrizio De Andrè
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Ricordando il sequestro di Fabrizio De Andrè

Il sito Archivio Iconografico di Stato ha raccontato alcuni significativi attimi del sequestro di Fabrizio De Andrè e di come abbia influenzato alcune sue canzoni

27 Ago. 2018

“Grazie al cielo ho una bocca per bere e non è facile 
grazie a te ho una barca da scrivere ho un treno da perdere 
e un invito all’Hotel Supramonte dove ho visto la neve 
sul tuo corpo così dolce di fame così dolce di sete 
passerà anche questa stazione senza far male 
passerà questa pioggia sottile come passa il dolore…” Fabrizio Cristiano De Andrè.


Anonima sequestri o anonima sarda è un’espressione giornalistica con la quale si identificano i collettivi delinquenziali responsabili di eventi delittuosi, soprattutto sequestri di persona, verificatisi in Sardegna, con una frequenza rilevante soprattutto a partire dagli anni Sessanta del Ventesimo secolo e per alcuni decenni successivi.

La sera del 27 agosto 1979, il cantautore Fabrizio De Andrè e la sua compagna Dori Ghezzi – anche lei cantante – furono rapiti nella loro abitazione sarda di Tempio Pausania dall’Anonima sequestri e tenuti prigionieri nelle pendici del Monte Lerno presso Pattada, per essere liberati quattro mesi dopo.

Dori fu liberata il 21 dicembre alle undici di sera, Fabrizio il 22 alle due di notte, su versamento di un riscatto pari a circa 550 milioni di lire, in buona parte pagato dal padre di Fabrizio, Giuseppe.

Intervistato all’indomani della liberazione da uno stuolo di giornalisti, De Andrè tracciò un racconto pacato dell’esperienza (“…ci consentivano, a volte, di rimanere a lungo slegati e senza bende”) ed ebbe parole di pietà per i suoi carcerieri (“Noi ne siamo venuti fuori, mentre loro non potranno farlo mai”).

Sottili, ma non velate, furono le allusioni all’esperienza del sequestro nelle sue canzoni: dalla stessa ripresa della locuzione Hotel Supramonte, nome in codice usato dai banditi, anche se in effetti non si trovavano sul Supramonte, alla descrizione degli improvvisati banditi, presente in Franziska, cui, comunque, non intese negare note di un certo romanticismo e una connotazione di proletariato periferico che per questo meritava, coerentemente con le sue tematiche privilegiate, una forte attenzione.

Al processo, De Andrè confermò il perdono per i suoi carcerieri, ma non per i mandanti perché persone economicamente agiate. Il cantautore e suo padre non si costituirono nemmeno parte civile contro gli autori materiali del sequestro, ma solo, in primo grado, contro i soli capi della banda.

Nel 1991 De Andrè fu anche tra i firmatari della domanda di grazia, rivolta al Presidente della Repubblica, nei confronti di uno dei sequestratori, un pastore sardo condannato a 25 anni di prigione.

L’articolo è stato originariamente pubblicato sul sito Archivio Iconografico di Stato.

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