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Perché si parla molto di Autostrade e poco di Benetton, che ne è il proprietario

La famiglia controlla la società Autostrade per l'Italia, che gestisce il tratto del ponte crollato a Genova. Ma sui principali media nazionali il nome dei Benetton non è quasi mai associato alla tragedia

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Luciano Benetton, fondatore del Gruppo benetton. Credit: AFP PHOTO/Toru YAMANAKA / AFP PHOTO / TORU YAMANAKA

Dopo il disastroso crollo del ponte Morandi di Genova, il Governo ha individuato il responsabile nella società Autostrade per l’Italia, che gestisce l’autostrada A10, su cui correva il viadotto.

Sebbene l’indagine giudiziaria sia appena partita, l’esecutivo è convinto che da parte della società ci siano state “gravi inadempienze” rispetto alla concessione in base alla quale, appunto, Autostrade per l’Italia gestisce la A10 Genova-Savona.

Il premier Giuseppe Conte, i vicepremier Luigi Di Maio e Matteo Salvini e il ministro delle Infrastrutture, Danilo Toninelli, hanno quindi annunciato la revoca della concessione, provvedimento che potrebbe costringere lo Stato a pagare una penale all’azienda.

La polemica tra il Governo e Autostrade per l’Italia sta accentrando l’attenzione dei media, ma solo in rari casi si menziona il fatto che dietro alla società Autostrade c’è una delle più importanti famiglie imprenditoriali italiane, e cioè la famiglia Benetton.

Il capitale di Autostrade per l’Italia è al 100 per cento della holding Atlantia, il cui principale azionista è una holding finanziaria che si chiama Edizione. La società Edizione è controllata con il 30 per cento delle quote dalla famiglia Benetton (gli altri soci sono fondi d’investimento stranieri che detengono quote che al massimo arrivano all’8 per cento).

Semplificando, quindi, la famiglia Benetton controlla Autostrade per l’Italia, comunemente nota anche come Società Autostrade.

L’acquisizione è avvenuta agli inizi del Duemila, ai tempi della privatizzazione della rete autostradale italiana. Benetton sborsò circa 800 milioni di euro, mentre oggi la società Autostrade produce ricavi per circa 4 miliardi di euro l’anno.

Questa impennata del fatturato è stata possibile anche grazie a un consistente aumento dei pedaggi autostradali. Dal 1999, anno della privatizzazione della società Autostrade, al 2013 il costo dei pedaggi in Italia è lievitato del 65,9 per cento, mentre la crescita dell’inflazione si è fermata al 37,4 per cento.

Eppure, negli ultimi anni il volume degli investimenti sostenuti da Autostrade per l’Italia è sensibilmente diminuito, come dimostra questa relazione del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.

Da segnalare anche che Benetton controlla il 50,1 per cento di Autogrill, azienda leader nei servizi di ristorazione lungo le autostrade: Gilberto Benetton ne è il presidente.

Dopo il crollo del ponte Morandi, come detto, il Governo ha puntato il dito contro Autostrade per l’Italia.

Di Maio ha attaccato direttamente la famiglia Benetton. “Come è possibile che nessun governo abbia mai messo in discussione la concessione delle autostrade alla famiglia Benetton? Perché nessun giornale ricorda che la famiglia Benetton ha finanziato dei partiti con centinaia di migliaia di euro?”, ha scritto il vicepremier in un articolo sul Blog delle Stelle.

In effetti sui principali media nazionali, quando si parla delle presunte responsabilità di Società Autostrade, sono rari i riferimenti ai Benetton, mentre sui social network la famiglia imprenditoriale trevigiana è additata da molti come responsabile dell’accaduto.

La famiglia Benetton, tramite la holding Edizione, è azionista di molti giornali italiani.

In Rcs, la casa editrice del Corriere della Sera e de La Gazzetta dello Sport, ha una partecipazione diretta – del 5,1 per cento – e una indiretta, tramite Mediobanca.

Inoltre, detiene il 2 per cento de Il Sole 24 Ore e il 2,24 per cento di Caltagirone Editore, a cui fanno capo Il Messaggero, Leggo, Il Gazzettino, Il Mattino, Corriere Adriatico. 

Due giorni dopo il disastro di Genova, Atlantia è intervenuta con una nota in cui ha risposto agli attacchi ricevuti del Governo, sottolineando di ritenere ingiustificata la revoca della concessione e aggiungendo che, in caso di revoca, pretende il pagamento del valore residuo della concessione.