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“Se non posso mettere il tacco 12 almeno voglio portare le scollature: chi ha detto che la disabilità è tristezza?”, la provocazione di Benedetta

Benedetta De Luca è nata con un'agenesia del sacro, ha subito 18 interventi chirurgici e ora vive in carrozzina. Ma non si è arresa alla sua disabilità e vuole capovolgere gli stereotipi sui disabili

Immagine di copertina
Credit: Emanuele Giacomini

“Perché dobbiamo portare avanti l’idea che una persona sulla sedia a rotelle, disabile, debba essere per forza triste, poco curata o poco interessata all’estetica? Io non ci sto, sono una ragazza avvenente e voglio capovolgere il concetto di disabilità”.

Benedetta De Luca è una ragazza determinata, ha 30 anni ed è di Salerno. È nata con un’agenesia del sacro, una malformazione congenita rara dei segmenti spinali inferiori, associata ad aplasia o ipoplasia del sacro e della colonna lombare. Questo ha significato per lei doversi sottoporre a ben 18 interventi chirurgici, trascorrere più di dieci anni in ospedale e non poter più avvalersi dell’uso delle gambe.

Ma questa disabilità non l’ha fermata, Benedetta affronta i suoi limiti e si ripropone di capovolgere gli stereotipi. Non si è arresa di fronte alla malattia e pur aiutandosi con le stampelle e la carrozzina non ha mai rinunciato a vivere, a conquistare la felicità giorno per giorno, nelle piccole e grandi cose. Si è laureata in Legge e sta facendo pratica per diventare avvocato.

Benedetta ormai è diventata la paladina dei diversamente abili per i quali organizza manifestazioni ed eventi come gli affollatissimi défilé di moda con modelle in carrozzina.

“Siamo tutti uguali, non ci sono limiti, se la società non li pone. Capisco che badare all’estetica possa apparire superficiale, ma per me è l’esatto opposto: prendersi cura del proprio corpo significa abbattere un modo di pensare.  Io devo essere così perché il mondo mi vuole così. Chi lo ha deciso?”, dice Benedetta a TPI

La vita di Benedetta non è stata facile, ma con il tempo ha imparato ad affrontare anche quelle situazioni che nella loro banalità la rendevano insicura o più fragile degli altri:

“Prima se andavo in discoteca mi mettevo sulle poltroncine per non far vedere che ero sulla sedia a rotelle, ora no, ora la mostro senza problemi”, racconta.

“Da piccola non volevo stare con le altre persone disabili, crescendo ho cambiato idea. All’università ho cambiato visione del mondo. Non voglio dire che accetti ogni cosa, o che faccia della mia disabilità un vanto, però si può convivere con i propri limiti”.

Benedetta ha deciso di esaltare anche il suo aspetto estetico, esattamente come fanno tante ragazze della sua età: “magari la mia bellezza è racchiusa in altre cose, magari la gente non si concentra sui miei difetti. Mi metto scollata perché non posso portare la minigonna, cosa c’è di male? Ci vuole più leggerezza, autoironia. Bebe Vio per me è una grande icona in questo senso”, prosegue Benedetta.

Così, puntando all’idea che la bellezza può essere un nuovo riscatto per tutti, anche per coloro i quali hanno dovuto affrontare la disabilità in età più avanzata, Benedetta ha dato vita al progetto delle sfilate in carrozzina, insieme agli stilisti Antonio Mello e Lucia Fierro.

“Queste sfilate servono a dare un senso più profondo proprio alla parola bellezza, e lo faccio attraverso il mondo che celebra la bellezza e la perfezione, quello della moda appunto”.

Credit: Amedeo La Rossa

“Ovviamente la sfilata di per sé è un pretesto, perché grazie ad essa tanti ragazzi e ragazze disabili hanno ritrovato la fiducia in loro stessi. Alcuni non accettavano la disabilità, magari per molti di loro è sopravvenuta successivamente e quindi è stato anche più difficile concepire un cambiamento così grande. La sfilata è un pretesto per farli sentire belli anche in carrozzina, senza limiti”.

Benedetta racconta della genesi del progetto: “Ne abbiamo fatte 5, la prima è stata nel 2012. La prima volta sono stata modella, ma io avendo già raggiunto un mio equilibrio, ho deciso di estendere questa possibilità ai miei tanti amici, con l’associazione Rotaract Campus Salerno”.

Credit: Amedeo La Rossa

Sono stata anche rifiutata da qualche stilista che mi ha detto non mi sento di vestire persone con disabilità e questo mi ha motivata ancora di più, perché mi son detta ‘allora esistono ancora questi limiti!'”.

Benedetta ha raccontato a TPI anche il proprio modo di vivere la sessualità, un tema troppo spesso emarginato e visto come un tabù quando si parla di di disabili: “Ho aiutato Massimiliano Oliviero nella sua battaglia, sono favorevole all’assistente sessuale, di mio non ho problemi, certo sempre con dei limiti, però non è quello. Ci sono tante realtà di persone disabili che hanno bisogno di un assistente sessuale”.

E conclude: “Uno dice ‘Voi disabili avete tanti problemi e voi pensate a quello? Sì, è un bisogno, magari non primario, ma è un problema. Chi non sa deve solo tacere. Si tratta di vivere meglio'”.

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