Me

Un uomo ha insultato un disabile sul treno, per poi chiedergli scusa: “Perdonami, sono un imbecille”

L'episodio è stato raccontato dallo scrittore Matteo Bussola, che ha assistito allo scambio di battute tra i due passeggeri del treno regionale

Immagine di copertina

Lo scrittore Matteo Bussola ha assistito e raccontato una storia che ha fatto il giro del web e che, per una volta, ha un lieto fine.

L’episodio è avvenuto a bordo di un treno regionale in cui si trovava lo stesso scrittore.

I protagonisti sono un uomo, una signora di 70 anni e un ragazzo disabile.

Come si legge nel lungo post condiviso dallo scrittore sul suo profilo Facebook, nel corso del viaggio un ragazzo disabile sale sul treno regionale.

E qui ha inizio la storia.

“Lo spazio del vagone riservato alle carrozzine è occupato da due ingombranti valigie, il controllore dice a voce alta: ‘Di chi sono questi bagagli?!’ senza ottenere risposta”.

“Allora urla: ‘DI CHI SONO QUESTI BAGAGLI?!’ e d’un tratto un uomo sui cinquanta si volta da due sedili più avanti, il controllore lo vede e gli intima: ‘Li sposti subito, per piacere'”.

Entra in scena l’uomo che ha occupato con i suoi bagagli lo spazio riservato alla carrozzina.

Il signore “va a prendere le valigie ma lamentandosi col controllore che insomma, è un’indecenza, sul treno i suoi bagagli nel vano apposito non ci stanno e ora lui dove li mette”.

Intanto il ragazzo, mentre legano la sua carrozzina con le cinghie, “fissa l’uomo senza dire niente, non capisco se la sua disabilità gli impedisca di parlare o se sia, semplicemente, stanco, di quel tipo di stanchezza di chi è purtroppo abituato ad assistere a reazioni come quella”, racconta lo scrittore.

L’uomo, costretto a spostare i bagagli, si lascia sfuggire la frase, a bassa voce: “Perché questi non se ne stanno a casa invece di andare in giro”.

Lo scrittore non sa che fare, se intervenire o meno per riprendere l’uomo e il suo commento denigratorio a cui siamo tutti, purtroppo, abituati.

La signora di 70 anni che siede vicino all’uomo e allo scrittore, invece “si alza, si volta, si piazza davanti all’uomo, gli dice: ‘Lei si dovrebbe vergognare, perché non se ne sta a casa lei invece di andare in giro e costringerci a sentire le sue sciocchezze!'”

Fin qui sembra la solita storia, finché l’uomo non risponde: “Ha ragione. Mi scusi, scusatemi tutti, sono stanchissimo e ho proprio esagerato.”

“Scusami davvero, sono un imbecille”, aggiunge l’uomo, rivolgendosi al ragazzo.

Lui, racconta lo scrittore, risponde: “Tranquillo. Da quello se vuoi si può guarire”.

“L’uomo sembra sorpreso dalla risposta, il viso gli si apre in un sorriso, il ragazzo sorride anche lui. Si presentano, cominciano a parlare”.