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Gli operai di Mirafiori: “Marchionne ha fatto molto per Fca ma per noi non ha fatto nulla”

I lavoratori dello storico stabilimento di corso Tazzoli, dove oggi è prodotta la Maserati Levante, criticano la politica industriale dell'ex ad

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Credit: Afp

Nello stabilimento Fiat di Mirafiori, la storica fabbrica torinese di corso Tazzoli, oggi è prodotta solo la Maserati Levante. Quindici giorni fa, la linea dell’Afa Romeo Mito è stata chiusa. “C’è molta preoccupazione, soprattutto per i ragazzi più giovani che non hanno un futuro, per Marchionne dispiace”, ha detto ad Agi Marisa, 29 anni, che lavora in azienda.

“Marchionne ha fatto molto per l’azienda, ma per noi operai poteva fare di più”. Sono molti gli operai che lo dicono fuori dallo stabilimento, assediati dai cronisti dopo il repentino avvicendamento ai vertici di Fca, dovuto alle gravi condizioni dell’ormai ex ad.

“Quando uno fa un buon lavoro, è sempre una perdita. Marchionne ha salvato parecchie cose, anche se più che ai posti di lavoro ha pensato a risanare l’azienda. I contratti che ci sono stati proposti non ci hanno mai soddisfatto ma abbiamo dovuto accettare. Oggi viviamo alla giornata, sperando che arrivi un nuovo modello di autovettura”, racconta ad Agi Giuseppe, anche lui operaio nello stabilimento.

E c’è chi teme l’arrivo di Manley. “Almeno Marchionne è italiano. Manley ha fatto bene in Jeep ma adesso è tutto un rebus. Umanamente siamo molto dispiaciuti, nessuno di noi aveva intuito che le cose fossero così gravi”, è l’opinione di un altro lavoratore.

Caterina Gruzì, operaia e delegata sindacale Fiom, fermata davanti ai tornelli di Mirafiori, non nasconde le critiche verso l’operato dell’ex manager. “Marchionne non ha mantenuto le promesse e mi meravigliano le recenti parole di Chiamparino, che sostiene il contrario. Il manager non si discute ma per noi operai non ha fatto nulla”, continua.

D’accordo anche Ugo Bolognesi, della Fiom Torino. “Su Mirafiori si poteva e si può investire, magari rilanciando la linea della Mito con un altro modello. Quello che manca, purtroppo, sono le politiche industriali e la colpa è anche dei governi che si sono succeduti”.

“Ora chiediamo un tavolo al ministero della Sviluppo economico, a cui partecipino il nuovo ad Mike Manley e le parti sociali. Servono politiche industriali che mantengano l’occupazione. È triste constatare che a Mirafiori siamo solo poco più di 2500 lavoratori, quando a fine anni Novanta eravamo oltre diecimila” , ha aggiunto.

Diverso il parere di Roberto di Maulo, segretario generale Fismic Confsal, la più seguita organizzazione nel gruppo Fca di Torino. “La scelta di puntare su Mike Manley come nuovo ad della Fca garantisce la perfetta continuità nella gestione del piano industriale presentato il primo giugno. La lunga e consolidata esperienza industriale di Mike Manley è testimoniata dall’enorme successo del marchio Jeep diventato, sotto la sua guida, un brand globale”, ha sottolineato il sindacalista.

Antonio Spera, segretario generale dell’Ugl Metalmeccanici, ha ringraziato Marchionne per “il prezioso contributo dato poichè ha permesso alla Fca di crescere e diventare una importante realtà mondiale. Un capitano che ha saputo gestire la squadra, un manager che non stava mai fermo, per il quale vincere non è mai stato negoziabile: una persona estremamente simpatica, disponibile, sincera”.