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“Kipling era razzista”: gli studenti di Manchester cancellano la sua poesia
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L'Unione degli Studenti dell'Università di Manchester ha sostituito "If" di Rudyward Kipling con una poesia dell'attivista afro-americana Maya Angelou.

“Kipling era razzista”: gli studenti di Manchester cancellano la sua poesia

I rappresentanti dell'Unione Studentesca hanno sostituito la parole di "If" di Kipling con "Still I rise" della poetessa e attivista afro-americana Maya Angelou

20 Lug. 2018
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L'Unione degli Studenti dell'Università di Manchester ha sostituito "If" di Rudyward Kipling con una poesia dell'attivista afro-americana Maya Angelou.

“Come team esecutivo dell’Unione Studentesca (SU) dell’Università di Manchester, crediamo che Kipling rappresenti l’esatto contrario della libertà, l’emancipazione e i diritti umani che noi, come Unione, sosteniamo. Autore della poesia razzista Il fardello dell’uomo bianco, e di una pletora di altri lavori che volevano legittimare la presenza dell’Impero britannico in India de-umanizzando le persone di colore, troviamo molto inappropriato promuovere il lavoro di Kipling nel nostro edificio, che prende il nome dell’importante attivista sudafricano anti-Apartheid Steve Biko”.

Ha spiegato così Sara Khan, rappresentante dell’Unione Studentesca della Manchester University, quanto avvenuto ieri nell’edificio dedicato ai rappresentanti degli studenti dell’istituzione inglese.

Lo staff dell’università aveva fatto dipingere sul muro di un ufficio dell’edificio un celebre poema dello scrittore e poeta britannico Rudyard Kipling, “If”, nel contesto di una ristrutturazione.

La poesia spiega come rimanere forti e impavidi davanti alle avversità, e i suoi versi sono tanto motivazionali da apparire anche all’ingresso del campo di tennis di Wimbledon.

I rappresentanti della SU, però, hanno deciso di dipingere sopra a questo murales i versi di un’altra poesia altrettanto motivazionale. “So I rise” della poetessa afro-americana Maya Angelou.

“L’abbiamo fatto come simbolo di rivendicazione della Storia da parte di chi è stato oppresso da persone come Kipling per troppi secoli, e continua a esserlo. Abbiamo sostituito le sue parole con quelle della leggendaria Maya Angelou, una poetessa donna e nera e attivista per i diritti civili”.

Rudyard Kipling, Nobel per la letteratura nel 1907 e autore del famoso libro per bambini “Il libro della giungla”, è condannato per il proprio razzismo e colonialismo non per “If” ma per altri lavori, come “The White Man’s Burden” (Il fardello dell’uomo bianco).

Nel poema, Kipling incita l’uomo europeo a sacrificare addirittura la propria vita in favore della causa, da lui percepita come positiva, della civilizzazione del mondo”barbaro”. Le popolazioni colonizzate sono definite ad esempio, in alcuni versi, come “metà demoni e metà bambini”.

La sua attitudine colonialista aveva resto Kipling oggetto di severe critiche anche nel secolo scorso: nel 1942 lo scrittore George Orwell lo aveva chiamato un “imperialista (…) moralmente insensibile ed esteticamente disgustoso”.

Dato che circa il 40 per cento degli studenti dell’Università di Manchester proviene da fuori dalla Gran Bretagna, “è importante per noi rappresentare le voci dei nostri studenti di colore, che è il motivo per cui abbiamo trovato la poesia di Rudyard Kipling completamente inappropriata”, ha detto l’Addetta alla Diversità della SU Riddi Viswanathan.

I vertici della Manchester University hanno evitato di formulare giudizi nei confronti del gesto, limitandosi a descriverlo come “iniziativa personale degli studenti”. Alcuni studiosi di Kipling hanno chiamato però la scelta dell’unione studentesca troppo semplicistica.

Non è la prima iniziativa anticolonialista di questo tipo che scuote il mondo accademico britannico. Pochi anni fa, gli studenti dell’Università di Oxford hanno protestato contro la statua dell’imprenditore Cecil Rhodes, Primo Ministro della Colonia del Capo tra il 1890 e il 1896 e fervente imperialista, chiedendo che venisse rimossa dal campus.

Inoltre, prosegue la discussione interna a diversi atenei sulla necessità di “decolonizzare” i programmi, evolvendo dall’attuale eurocentrismo.

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