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Il premier libico al-Serraj all’Unione europea: “No a centri di accoglienza per i migranti sul suolo libico”

Il primo ministro ha invitato i paesi europei a esercitare maggiori “pressioni” sui paesi di origine dei migranti, invece di continuare ad avanzare richieste al suo paese

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Credit: Afp

Fayez al-Serraj, il primo ministro del Governo di Accordo nazionale libico riconosciuto a livello internazionale, ha fatto sapere che non accetterà di creare in Libia i centri di accoglienza per i migranti.

La richiesta era arrivata da alcuni paesi dell’Unione europea.

“Siamo assolutamente contrari al fatto che l’Europa voglia installare ufficialmente centri per migranti illegali indesiderati nell’Ue”, ha dichiarato il premier Serraj in un’intervista rilasciata al quotidiano tedesco Bild.

“Non faremo più accordi con l’Ue per accogliere migranti illegali in cambio di denaro”, continua il premier.

“Sono molto sorpreso che in Europa nessuno voglia accogliere i migranti mentre a noi viene chiesto di ospitare centinaia di migliaia di persone”, ha aggiunto Serraj.

Il premier ha inoltre invitato i paesi europei a esercitare maggiori “pressioni” sui paesi di origine dei migranti, invece di continuare a fare richieste al suo paese.

Il mese scorso il Consiglio europeo ha approvato una proposta per valutare la creazione di “piattaforme di sbarco” da costruire in territori esterni dall’Unione in cui ospitare i migranti soccorsi in mare.

Il piano non è ancora molto chiaro e si aspetta presto la presentazione di una “concept note” da parte della Commissione europea sulla gestione dei flussi migratori.

Il progetto solleva inoltre molte perplessità per quanto riguarda la sua compatibilità con il diritto internazionale.

La proposta della creazioni di centri di accoglienza è stata respinta anche da Marocco, Albania e Tunisia.

L’idea dei centri era stata avanzata dal ministro degli Interni italiano, Matteo Salvini, il 25 giugno, nel corso della sua visita in Libia.

Salvini ha proposto di creare “centri di accoglienza posti ai confini a Sud della Libia per evitare che anche Tripoli diventi un imbuto, come l’Italia”.

Negli scorsi giorni, l’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim), ha fatto sapere che l’aumento del numero di migranti intrappolati in Libia ha causa delle politiche europee, mette queste persone in pericolo di essere “vendute” come schiavi.