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È vero, come dice Salvini, che la sinistra ha fatto un censimento dei Rom a Milano?

Il ministro dell'Interno fa riferimento a un progetto dell'assessore alle politiche sociali del Comune di Milano Pierfrancesco Majorino

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Matteo Salvini con alcuni Rom

Matteo Salvini sembra piuttosto deciso sull’ipotesi di censire i Rom presenti in Italia. Eppure, lui stesso ha segnalato come la paternità della proposta non gli appartenga. Secondo le sue parole, infatti, non sarebbe stato lui il primo ad avanzare un’iniziativa del genere.

Chi allora? Manco a farlo apposta, si tratterebbe proprio di un assessore simbolo della sinistra sociale e vicina ai più deboli, Pierfrancesco Majorino, assessore alle politiche sociali del Comune di Milano prima con Guliano Pisapia e ora con Giuseppe Sala.

Ma è vero? Nella sostanza, sì, sebbene lo stesso Majorino in queste ore abbia replicato al ministro dell’Interno rivendicando la diversità di obiettivi di quel progetto rispetto al censimento proposto dal leader leghista: “Salvini ci ha beccato – ha detto Majorino – Dice che nel 2012 anche noi a Milano facevamo il censimento. Certo: per individuare i bambini presenti nei campi e farli andare a scuola. Cosa che continueremo a fare. E per fare rispettare le regole nelle aree autorizzate. Cosa su cui si deve sempre insistere con intransigenza. Il ché non c’entra nulla con un censimento globale per schedare la popolazione rom su base etnica al di là di dove e come vivano le persone. Questo porta solo all’odio”.

Andiamo allora a vedere cosa conteneva la proposta di Majorino. Il documento, presentato nel 2012, si intitolava “Sinti, Rom e Caminanti”. L’obiettivo era quello di “includere le famiglie e i bambini, superando ogni forma di discriminazione e di negazione della dignità della persona umana”, nonché “contrastare forme di irregolarità e illegalità”.

Il documento prevedeva il censimento di Rom, Sinti e Caminanti. Lo scopo principale, come si legge nel testo,era quello di favorire l’inclusione scolastica di queste popolazioni.

Non mancano però anche richiami al contrasto alla “sosta permanente su aree stradali del territorio comunale attraverso l’applicazione del divieto di campeggio e lo sbarramento dell’accesso alle area di parcheggio”, nonché alla già citata questione del rispetto della legalità.

Riassumendo, è vero quello che dice Salvini, ovvero che l’iniziativa del censimento era già stata presa, in passato, da un’amministrazione di centrosinistra. Analizzando il progetto, però, va anche sottolineato quanto ricordato da Majorino: si tratta cioè di un piano che non prevede la schedatura dei Rom in maniera indiscriminata, ovvero dell’intera popolazione Rom indipendentemente dalle specifiche condizioni di vita e dalle problematicità di uno specifico territorio.

In altre parole, il censimento proposto dal centrosinistra era finalizzato a individuare alcuni Rom per risolvere specifici problemi, non a censire tutti i Rom in quanto Rom.

Infine, va rimarcato come, in passato, ci siano state altre proposte o iniziative di schedatura. Nel 2016, appena insediata in Campidoglio, la sindaca di Roma Virginia Raggi disse che occorreva “fare un censimento serio delle famiglie, che vada a toccare il dato demografico, sociosanitario ma anche economico. Molte famiglie hanno un reddito. Stiamo mantenendo delle famiglie che possono già mantenersi da sole. Dobbiamo capire chi c’è dentro e in che condizioni si trova. Quando siamo andati a visitare i campi rom, abbiamo parlato con molte donne, molte hanno una grande manualità, sanno cucire bene. È necessario avviare una serie di misure, che l’Europa già ci dice, per superare gradualmente questi campi”.

Il quotidiano Il Giornale riporta anche il censimento effettuato dalla Croce Rossa Italiana, nel 2008, dei Rom presenti nel Lazio. L’obiettivo, come affermava l’allora presidente della Croce Rossa Massimo Barra, era quello di “aiutare gli emarginati nel diventare protagonisti del loro riscatto”.

Anche in questo caso, come in quello della giunta di Milano, il discrimine è rappresentato dall’obiettivo del censimento, che impatta anche sulle modalità dello stesso. Se lo scopo è quello di risolvere uno specifico problema (scolarizzazione, legalità in riferimento ad aree specifiche), il censimento di conseguenza diventa “settoriale”, non esteso all’intera etnia Rom in quanto tale.

Questa, ad un’attenta analisi, sembra la principale differenza tra la proposta di Salvini e le iniziative prese in passato. Una differenza che non fuga i dubbi sul carattere discriminatorio di quanto affermato dal ministro dell’Interno.