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Il discorso di Liliana Segre, sopravvissuta di Auschwitz, su rom e sinti nel giorno della fiducia a Conte

"Mi rifiuto di pensare che la nostra civiltà democratica sia sporcata da leggi speciali nei confronti di Rom e Sinti: se accadrà mi opporrò con tutte le forze". Il suo discorso

Immagine di copertina
Liliana Segre, senatrice a vita

Liliana Segre, senatrice a vita, nominata da Mattarella il 19 gennaio 2018, è intervenuta nel dibattito sulla fiducia al nuovo governo Conte, sostenuto da Lega e Movimento Cinque Stelle (qui la diretta sul governo).

A partire dalle ore 12, nell’aula di Palazzo Madama, il premier ha esposto le sue dichiarazioni programmatiche. Nel pomeriggio si sta svolgendo la discussione dell’aula e il voto finale sulla fiducia, il cui esito è atteso in serata. Domani, mercoledì 6 giugno, è prevista invece la votazione sulla fiducia alla Camera dei deputati, a partire dalle ore 17.40 (qui la diretta sul voto di fiducia).

Che cos’ha detto Liliana Segre

“Mi rifiuto di pensare che la nostra civiltà democratica sia sporcata da leggi speciali nei confronti di Rom e Sinti: se accadrà mi opporrò con tutte le forze”. Lo ha detto Liliana Segre rispondendo così all’invito che di Alberto Melloni che su Repubblica aveva scritto: “Cara Segre difenda lei i bimbi rom”.

L’intervento è stato accolto con un caloroso e lungo applauso, quando la donna, sopravvissuta all’olocausto, ha ricordato il significato dei numeri di Auschwitz tatuati sul braccio.

“Ho conosciuto la condizione di clandestina, ho conosciuto il carcere e sono stata operaia. Svolgerò la mia attività di senatrice rispondendo solo alla mia coscienza. Guidata solo dalla fedeltà ai principi della Costituzione. Con questo spirito ritengo che la scelta più coerente con le motivazione della mia nomina a senatrice a vita sia quella dell’astensione”.

“La parola va data a a quelle migliaia di italiani appartenenti alla piccola minoranza ebraica che vennero espulsi e umiliati dalle scuole, dalla pubblica amministrazione e dalla società italiana durante il ventennio fascista. Soprattutto si dovrebbe dare idealmente la parola a quei tanti uccisi per la sola colpa di essere nati, che sono cenere nel vento. Salvarli dall’oblio significa onorare il debito storico che l’Italia ha con loro, ma anche portare gli italiani di oggi a respingere la tentazione dell’indifferenza, a non anestetizzare le coscienze ad essere più vigili”, ha continuato la senatrice.

Chi è Liliana Segre

Il 19 gennaio 2018 il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha nominato senatrice a vita Liliana Segre, reduce italiana dell’Olocausto.

Nata a Milano il 10 settembre 1930 in una famiglia ebraica, nel 1938 lei e i suoi parenti vennero colpiti dalle leggi razziali emanate dal regime fascista, con cui vennero fortemente limitate le libertà degli ebrei italiani.

Con l’inizio della guerra e l’intensificarsi delle persecuzioni razziali, nel dicembre 1943 – quando il nord Italia era occupato dalle truppe tedesche – Liliana Segre e la sua famiglia cercarono di raggiungere la Svizzera, senza riuscirci.

Negli stessi giorni, quando la Segre aveva appena 13 anni, la sua famiglia venne arrestata a Viggiù, in provincia di Varese, e condotta in diverse carceri lombarde. Il 30 gennaio 1944 insieme alla famiglia venne deportata in treno da Milano verso il campo di sterminio nazista di Auschwitz, che raggiunse sette giorni dopo.

Separata dal padre, fu mandata a lavorare presso la fabbrica di munizioni Union, di proprietà della Siemens. Il padre morì nell’aprile del 1944, mentre i nonni, deportati nel maggio di quell’anno, vennero uccisi al loro arrivo ad Auschwitz a giugno.

Quando nel gennaio 1945 l’Armata Rossa si avvicinò ad Auschwitz, le truppe naziste evacuarono il campo, portando con sé una gran parte degli internati. Ebbero dunque inizio le tristemente note marce della morte, in cui i deportati venivano trasferiti da un campo all’altro spostandosi a piedi per centinaia di chilometri.

Liliana Segre fu trasferita così da Auschwitz a Ravensbruck, campo situato a 90 chilometri da Berlino. Il primo maggio, a pochi giorni dalla definitiva sconfitta nazista, Liliana Segre venne liberata. Fu una dei soli 25 italiani di età inferiore ai 14 anni deportati nei lager nazisti a sopravvivere, su un totale di 776.

Dopo la guerra, Liliana Segre si costruì una famiglia e non parlò mai pubblicamente della sua deportazione ad Auschwitz, fino agli anni Novanta. Da quel momento iniziò a intervenire pubblicamente sull’argomento, divenendo testimone anche a nome di chi, volendo dimenticare, non si è mai sentito di raccontare quella tragedia vissuta in prima persona.

Nel 2018, in seguito alla morte di Claudio Abbado avvenuta nel 2014, il presidente Sergio Mattarella aveva diritto a nominare un senatore a vita tra quelli di nomina presidenziale, fissati a un massimo di cinque esclusi i presidenti emeriti della Repubblica.

Il 19 gennaio ha nominato senatrice a vita Liliana Segre, che è divenuta la prima testimone dell’Olocausto italiana a ricoprire questo prestigioso incarico.