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Toninelli cita un manuale di diritto per attaccare Mattarella, ma il testo dà ragione al capo dello stato

Il capogruppo del M5s al Senato riporta un estratto sui poteri del presidente della Repubblica, ma il brano completo dice il contrario rispetto alla tesi sostenuta dall'esponente grillino

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Danilo Toninelli e Luigi Di Maio

Gaffe sui social per Danilo Toninelli, capogruppo del Movimento Cinque Stelle al Senato. Forse troppo preso dalle polemiche sull’impeachment nei confronti di Mattarella, Toninelli ha scelto un modo tutto suo di attaccare il capo dello stato, non rendendosi conto però che si stava dando la zappa sui piedi.

In un tweet, il parlamentare grillino è infatti tornato sulla questione dell’opposizione del presidente della Repubblica alla nomina di Paolo Savona come ministro dell’Economia.

Un atto legittimo o una violazione dei poteri del capo dello stato? Secondo la quasi totalità dei costituzionalisti, Mattarella ha agito nel pieno delle sue prerogative. Se la sua scelta può essere criticata, anche aspramente, da un punto di vista politico, è però del tutto legittima dal punto di vista costituzionale.

Tuttavia Toninelli, per perorare la tesi secondo cui Mattarella avrebbe violato la Costituzione, ha postato su Twitter un passaggio di un manuale di diritto costituzionale dal titolo “Istituzioni di diritto pubblico”, che ha attribuito erroneamente al giurista e membro dell’Assemblea costituente Costantino Mortati.

“Il presidente della Repubblica – si legge nel passaggio citato da Toninelli – ha un ristretto margine di discrezionalità nella scelta del presidente del Consiglio (mentre non ne ha alcuna nella scelta dei ministri, formalmente demandata al presidente del Consiglio)”.

In primo luogo, come detto, il testo citato dall’esponente pentastellato non è di Mortati, ma del costituzionalista Temistocle Martines.

Ma soprattutto, se il brano riportato da Toninelli viene letto per intero, si evince chiaramente che Martines dice esattamente il contrario di quanto sostenuto dal senatore grillino.

La parte citata da Toninelli si riferisce infatti alla “scelta” dei ministri, ma non alla “nomina”, intesa nella giurisprudenza costituzionale come un atto non meramente formale.

In altre parole, se la scelta è in capo ai partiti, che indicano dei nomi al capo dello stato, quest’ultimo ha poi tutto il diritto di fare le sue valutazioni e di nominare solo chi ritiene adatto a occupare uno specifico ministero.

Alcuni utenti, su Twitter, hanno riportato per intero il brano di Martines:

Nel testo di Martines, tra le altre cose, si legge:

“Un ruolo attivo e propositivo può essere assunto, con somma cautela, dal presidente della Repubblica (quale magistratura di influenza) in caso di crisi del sistema, e può coinvolgere, in misura più o meno ampia, il modo stesso con cui egli intende svolgere la sua funzione; come l’esperienza repubblicana ha ampiamente dimostrato. Occorre però tener conto che il condizionamento dei partiti nella indicazione dei futuri ministri non può giungere a svuotare del tutto il potere di proposta autonoma del presidente del Consiglio incaricato, come richiede l’articolo 92, comma II della Costituzione”.

Martines spiega quindi come il presidente della Repubblica abbia un ruolo “attivo” e “propositivo”, per poi sottolineare come il presidente del Consiglio non possa essere eccessivamente condizionato, nella scelta dei ministri, non dal capo dello stato, ma dai partiti che lo hanno designato.