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Ricordando Giacomo Matteotti

Il 10 giugno 1924 il deputato socialista che aveva denunciato le illegalità del fascismo venne ucciso da uomini legati al regime

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Il 10 giugno 1924, dopo essere stato sequestrato nei pressi della propria abitazione, il deputato socialista Giacomo Matteotti veniva ucciso da una squadra composta da cinque fascisti.

Nato a Fratta Polesine, presso Rovigo, nel 1885, Giacomo Matteotti già nel 1907, dopo una laurea in giurisprudenza a Bologna, entrò in contatto con diversi movimenti socialisti, divenendone rapidamente un punto di riferimento.

Nella prima guerra mondiale non fu arruolato, in quanto unico figlio superstite di madre vedova, e in questo periodo fu attivo contro la guerra, fatto che gli costò un periodo di confino nei monti presso Messina.

Nel 1919 fu eletto deputato con i socialisti per la circoscrizione elettorale Ferrara-Rovigo, dove fu riconfermato nel 1921 e nel 1924. In parlamento si batté con un carattere intransigente e battagliero, tanto che i suoi compagni di partito lo rinominarono Tempesta.

In parlamento, la sua principale attività fu la continua denuncia delle attività illegali dei fascisti – al potere dal 1922 in seguito alla marcia su Roma -, tra cui soprattutto la repressione violenta del dissenso.

Il 6 aprile 1924 i fascisti vinsero le elezioni e il 30 maggio alla Camera dei deputati Matteotti prese la parola denunciando pubblicamente l’uso sistematico della violenza a scopo intimidatorio usata dai fascisti per vincere le elezioni e contestando la validità del voto, pesantemente influenzato da questi soprusi in tutta Italia.

(Nel video qui sotto: una scena tratta dal film “Il delitto Matteotti”, 1973, regia di Florestano Vancini) 


Il 10 giugno 1924 Giacomo Matteotti uscì di casa, nel quartiere Flaminio a Roma, per recarsi alla Camera dei deputati. Sotto casa, in lungotevere Arnaldo da Brescia, una squadra di cinque fascisti guidata da Amerigo Dumini prelevò con forza Matteotti, che venne condotto in macchina, dove fu picchiato e accoltellato fino alla morte, per poi essere seppellito in un bosco a 25 chilometri da Roma.

L’assenza di Matteotti non giustificata in parlamento venne notata da quasi tutti fin dai primi giorni immediatamente successivi alla sua morte, la cui notizia non era ancora trapelata pubblicamente. Il suo corpo venne ritrovato solamente il 16 agosto del 1924.

Le accuse dell’opposizione si mossero quasi immediatamente contro il regime fascista e contro lo stesso dittatore Benito Mussolini, il quale inizialmente negò ogni responsabilità.

La situazione precipitò tuttavia nel caos e il 26 giugno tutti i parlamentari dell’opposizione decisero di abbandonare i lavori del parlamento fino a quando il governo non avrebbe chiarito la propria posizione sull’omicidio di Giacomo Matteotti.

Questo singolare episodio è ricordato come secessione dell’Aventino, dal nome del colle romano in cui nell’antica Roma i plebei si ritiravano quando erano in conflitto con i patrizi.

Tuttavia, il governo fascista colse l’assenza dell’opposizione per votare leggi che limitavano la libertà di stampa. Il 16 agosto il corpo di Matteotti venne rinvenuto presso il bosco della Quartarella, a Riano, ad alcuni chilometri di distanza da Roma.

Il 3 gennaio 1925, a ormai oltre sei mesi dal delitto, di fronte alla Camera dei deputati, Benito Mussolini iniziò un discorso in cui, inizialmente, negava ogni coinvolgimento nella morte di Matteotti. A un certo punto, tuttavia, il dittatore cambiò tono in modo improvviso, e si assunse personalmente la responsabilità dell’accaduto.

“Se il fascismo è stato un’associazione a delinquere, io sono il capo di questa associazione a delinquere”, pronunciò il capo del fascismo in un discorso divenuto storico, che aprì la strada alla definitiva svolta dittatoriale dell’Italia verso il regime fascista.

A oltre novant’anni di distanza, Giacomo Matteotti è visto ancora oggi come uno dei massimi esempi dell’antifascismo italiano. Durante la resistenza, i partigiani di orientamento socialista presero, per questa ragione, il nome di Brigate Matteotti. 

(Nel video qui sotto: una scena tratta dal film “Il delitto Matteotti”, 1973, regia di Florestano Vancini) 


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