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WhatsApp, il cofondatore Jan Koum si dimette e lascia Facebook

Jan Koum, uno dei due creatori di WhatsApp, ha annunciato di voler lasciare la società che ha fondato e poi venduto a Mark Zuckerber per 19 miliardi

Immagine di copertina
Il co-fondatore di Whatsapp Jan Koum annuncia le dimissioni da Facebook.

Il cofondatore di WhatsApp, Jan Koum, ha annunciato di voler lasciare la società da lui creata nel 2009 insieme al socio Brian Acton.

Koum ha scritto un post su Facebook in cui spiega che è arrivato il momento di prendersi del tempo per sé stesso “andando oltre la tecnologia”.

Il cofondatore della popolare app di messaggistica instantanea ha anche detto che si dimetterà dal board dei consiglieri di Facebook, compagnia madre di WhatsApp.

Mark Zuckerberg ha commentato le dimissioni di Koum con una nota sotto al suo post su Facebook (vedi qui sotto).

Facebook ha acquisito WhatsApp nel 2014 per oltre 19 miliardi di dollari.

WhatsApp, con 1,5 miliardi di utenti mensili, è il più grande servizio di messaggistica al mondo.

Perché Jan Koum si è dimesso

Dietro la decisione di Koum ci sarebbe uno scontro con Facebook dopo i tentativi da parte della società di Mark Zuckerberg di utilizzare i dati personali e indebolire la crittografia di WhatsApp.

Nonostante l’annuncio di Koum, le dimissioni non sono ancora ufficiali, secondo il Washington Post.

Ma secondo quanto riferito da alcune persone vicine all’amministratore delegato di WhatsApp, gli alti dirigenti di Facebook sono stati già informati della sua intenzione di lasciare, tanto che negli ultimi mesi Koum è stato meno presente in ufficio, presso il campus di Facebook nella Silicon Valley.

L’indipendenza e la protezione dei dati degli utenti è un principio fondamentale di WhatsApp che Koum e il cofondatore Brian Acton hanno sempre promesso di preservare, anche quando hanno venduto la loro startup al colosso Facebook.

L’impegno di Koum è stato confermato quando è stata aggiunta la funzione della crittografia dei messaggi nel 2016.

Lo scontro sulla protezione dei dati

Lo scontro sulla protezione dei dati personali ha assunto un ulteriore significato in seguito allo scandalo di Cambridge Analytica di marzo, dove si è scoperto che Facebook ha consentito a terzi di utilizzare le informazioni personali dei propri utenti.

WhatsApp è stata sinora la sua più grande acquisizione di sempre da parte di Facebook, che tuttavia non ha commentato la volontà di Koum di lasciare.

L’uscita di Koum sarebbe molto insolita, infatti il circolo ristretto del Consiglio di amministrazione è stato molto solidale durante gli scandali che hanno scosso il gigante dei social media.

Inoltre Koum è l’unico fondatore di una società acquisita da Facebook a far parte del suo consiglio di amministrazione. Solo due altri dirigenti di Facebook – il CEO Mark Zuckerberg e il Chief Operating Officer Sheryl Sandberg – sono membri del consiglio di amministrazione.

Brian Acton, l’altro fondatore di WhatsApp, ha lasciato la società a novembre e recentemente ha promosso la campagna sui social media #DeleteFacebook che ha preso forza sulla scia della polemica sulla privacy dei dati scatenata da Cambridge Analytica.

Koum e Acton, ex colleghi di Yahoo, hanno fondato WhatsApp nel 2009.

La società ha attirato l’attenzione di Zuckerberg, che stava cercando di espandere il social network all’estero. Dopo una cena a casa di Zuckerberg, il fondatore di Facebook ha fatto la sua offerta per inglobare WhatsApp che ha trasformato Acton e Koum in miliardari.

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“WhatsApp rimarrà autonomo e opererà in modo indipendente”, hanno scritto i fondatori in un post sul blog che annunciava l’acquisizione.

Diciotto mesi dopo Facebook ha spinto WhatsApp a modificare i suoi termini di servizio per consentire al social network di accedere ai numeri di telefono degli utenti dell’app di messaggistica.

I dirigenti di WhatsApp erano disposti a condividere alcuni dati con Facebook per misurare chi utilizzava il servizio..

Ma si sono opposti all’utilizzo dei dati di WhatsApp per creare un profilo utente unificato su più piattaforme di Facebook, che includono anche Instagram e Facebook Messenger, e che potrebbe essere utilizzato per il targeting degli annunci o per il data mining di Facebook.

Qui avevamo riportato la notizia, in seguito allo scandalo Cambridge Analytica, secondo cui il fondatore di WhatsApp, oggi, consiglia di cancellare Facebook.

Scandalo Cambridge Analytica e Facebook

A metà marzo 2018, è scoppiato il cosiddetto scandalo Cambridge Analytica. Abbiamo risposto alle domande che tutti si stanno facendo: cos’è, chi c’è dietro, in che modo è coinvolto Facebook.

Si tratta di una delle più vaste violazioni di dati della storia. L’azienda, legata all’ex consigliere del presidente USA Trump, Steve Bannon, è accusata di aver violato i dati sensibili di oltre 87 milioni di profili Facebook.

La società di analisi, che ha collaborato nelle campagne elettorali di Donald Trump e in quella pro-Brexit, ha utilizzato i dati dei profili Facebook per creare un potente software al fine di prevedere e influenzare le scelte elettorali attraverso annunci politici personalizzati.

L’inchiesta di Guardian, Observer e New York Times che ha portato alla luce la vicenda si basava sulle rivelazioni di un informatore che ha raccontato come dal 2014 la società abbia iniziato a raccogliere senza autorizzazione i dati personali degli utenti del social network.