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Omicidio Ilaria Alpi: possibile riapertura del caso dopo nuove intercettazioni

La Procura di Roma ha depositato delle intercettazioni di cittadini somali che potrebbero riaprire il caso dell'omicidio della giornalista Ilaria Alpi e dell'operatore tv Miran Hrovatin

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La giornalista RAI Ilaria Alpi è stata uccisa a Mogadiscio, in Somalia, il 20 marzo 1994

Lunedì 18 aprile 2018 la Procura di Roma ha depositato alcuni documenti che potrebbero riaprire il caso dell’omicidio di Ilaria Alpi, giornalista del Tg3 Ilaria Alpi e dell’operatore Miran Hrovatin, avvenuto il 20 marzo 1994 in un agguato a Mogadiscio, in Somalia.

Le intercettazioni fornite dai giudici risalgono al 2012 ed erano già state trasmesse dalla procura di Firenze al Tribunale della capitale, ma nell’ambito di un procedimento differente.

Nelle chiamate intercettate sono riportati i commenti di alcuni soggetti somali, residenti in Italia, sugli omicidi della giornalista Rai e dell’operatore tv.

Nella stessa giornata si è svolta l’udienza del Gip del tribunale di Roma sulla richiesta di archiviazione avanzata a luglio 2017 dalla stessa Procura di Roma per il duplice omicidio.

Nelle 80 pagine di provvedimento presentate del capo dell’ufficio Giuseppe Pignatone e dal pm Elisabetta Ceniccola, attualmente  giudice di Cassazione, è riportato che non è stato possibile risalire né ai mandanti né agli esecutori materiali degli omicidi.

Inoltre, non sono state trovate nemmeno le prove dei presunti depistaggi che avevano interessato la gestione in Italia del testimone Ahmed Ali Rage, detto Gelle. L’uomo aveva inizialmente accusato il miliziano somalo Omar Hashi Hassan, che era stato condannato a 26 anni di reclusione.

Ahmed Ali Rage aveva successivamente ritrattato le accuse contro Hassan, assolto nel processo di revisione di Perugia dopo aver passato 17 anni in prigione.

La Procura di Roma ha motivato la richiesta di archiviazione con l’esito negativo degli accertamenti e per “l’impossibilità di raggiungere qualche risultato”, anche a causa della difficile situazione politica dello Stato africano, della “divisione in clan tra loro ostili, dell’inesistenza di forze di polizia che potessero dare affidamento, e dell’assenza, ancora oggi, di relazioni diplomatiche”.

Fuori dal palazzo di giustizia è stato organizzato un sit-in di protesta a cui hanno preso parte anche la Federazione nazionale della stampa italiana, l’Ordine dei giornalisti, l’Usigrai e i comitati di redazione della Rai, Articoli 21 e Libera Informazione.

“Al di là di cosa deciderà oggi il giudice “, ha dichiarato Vittorio Di Trapani, segretario nazionale dell’Usigrai “noi continueremo a cercare giustizia e verità per Ilaria e Miran”.

Il Gip Andrea Fanelli dovrà decidere se archiviare o meno il procedimento e ha aggiornato la discussione all’8 giugno. Per quella data il giudice si pronuncerà anche sull’esito della documentazione depositata dal legale della famiglia Alpi, l’avvocato Carlo Palermo.

L’ex giudice istruttore di Trento è stato protagonista di una delle più grandi indagini sul traffico di armi e di droga in Italia, interrotte nel 1985 dopo che il magistrato aveva rischiato di perdere la vita nella strage di Pizzolungo, in provincia di Trapani.

Fino a quel momento, gli atti provenienti da Firenze saranno esaminati dal Procuratore Giuseppe Pignatone e dal pm Mariarosaria Guglielmi.

“Prendo atto che oggi la Procura di Roma ha prodotto una nuova documentazione su questa vicenda. Non voglio fare alcun commento, perché mi sono illusa troppe volte”, ha detto Luciana Alpi, mamma della giornalisti morta a Mogadiscio.

“Il Gip ha fissato una nuova udienza per la discussione e noi faremo di tutto perché questa inchiesta non finisca in archivio. Da troppo tempo siamo in attesa di una verità che non arriva. Andiamo avanti insomma, anche se sono stanca”, ha commentato la donna.