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Siria, armi chimiche: come funzionano e come difendersi da un attacco

TPI ha intervistato un ricercatore dell'Istituto di Scienze e tecnologie Molecolari del CNR e gli ha posto delle domande sulle armi chimiche e su cosa fare in caso di attacco chimico

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Credit: Afp

Armi chimiche, come funzionano? | Quali agenti vengono utilizzati? | Come difendersi da un attacco chimico?

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Il dottor Matteo Guidotti lavora all’Istituto di Scienze e tecnologie Molecolari del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), ed è specializzato nello studio della armi non convenzionali.

Contattato telefonicamente da TPI mentre si trova in Brunei, dove sta tenendo una lezione ai pompieri locali sulle armi non convenzionali, ha risposto a delle domande sulle armi chimiche, sui composti usati e su cosa fare se si viene raggiunti da un agente chimico tossico.

In questi giorni si è diffusa la notizia che in Siria potrebbero essere state usate armi chimiche. Dalle immagini e i video che ha visto secondo lei sono state usate armi chimiche? E quali agenti chimici sarebbero stati usati?

Sicuramente ci sono delle similitudini molto forti con ciò che è accaduto quasi un anno fa sempre in Siria e sì, si può parlare dell’uso di armi chimiche, principalmente di agenti tossici non convenzionali utilizzati sulla popolazione siriana.

Bisogna però precisare che bisogna essere sicuri dei video e delle immagini che circolano.

Per quanto riguarda l’agente chimico utilizzato l’ultima parola può averla solo chi è sul campo lì in Siria, perché può analizzare con prove analitiche ciò che è rimasto, sempre ammesso che possa essere rimasto qualcosa.

Si parla spesso ultimamente di agenti nervini.

L’organizzazione per la proibizione delle armi chimiche con sede all’Aja, per gli attacchi scorsi in Siria, ha provato in quei casi la presenza di aggressivi nervini.

Questa volta le immagini che ho avuto modo di vedere qui in Brunei dai media sulla Siria, non essendo medico ma un chimico, e vedendo gli effetti sui bambini e sulla popolazione siriana i sintomi non sono consistenti con un possibile uso di agenti nervini.

Quindi lei sta escludendo che siano state usate armi chimiche?

No, non dico questo. Parlo di agenti nervini.

Da quello che ho visto adesso, rispetto a quello che ho visto un anno fa sempre in Siria con dei giornalisti dell’Ansa quando ho visto una marea di filmati uno peggio dell’altro dal punto di vista umano, dico solo che anche in questo caso i sintomi possono essere simili a un agente di tipo soffocante come il cloro o come il fosgene.

Quale sarebbe la differenza tra agente nervino e agente chimico?

L’agente nervino è un sottoinsieme della famiglia degli agenti chimici tossici chimici.

A seconda dell’azione fisiopatologica che esercitano su un organismo vivente e in funzione del tipo di danno che apportano vengono classificati come agenti soffocanti se colpiscono principalmente i polmoni e portano alla rapida asfissia il soggetto coinvolto.

Gli agenti nervini sono una famiglia molto simile ad alcuni pesticidi e insetticidi di uso industriale, i quali portano alla morte l’individuo per una “confusione” dei segnali nervosi.

Tutti i segnali che il cervello manda, volontariamente o meno al nostro corpo e alla muscolatura vengono “confusi” .

È come se i semafori di una città saltassero.

Questo porta a moltissimi danni come l’arresto cardiocircolatorio e in pochi minuti, o secondi nei casi più drammatici, porta alla morte.

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Ma la differenza sostanziale tra agente chimico e nervino è che gli agenti nervini sono disegnati, dal punto di vista chimico, per essere esclusivamente delle armi perché sono talmente tossici che non hanno impiego pacifico.

Sono sostanze molto simili ad alcuni insetticidi ben noti e possono essere prodotte come vengono prodotti i pesticidi: alcune note marche di insetticidi fanno parte della famiglia degli organofosforici. Così come uccidono gli insetti andando a confondere le terminazioni nervose, lo stesso succede per i mammiferi.

Cosa cambia tra armi chimiche e biologiche?

Nel caso del conflitto siriano, non si è mai parlato seriamente di armi biologiche, perché sono tutto un altro capitolo di arma non convenzionale.

Le armi biologiche sono sostanze tossiche legate a microrganismi o sostanze patogene come virus batteri e funghi.

Sono sostanze che portano delle malattie all’organismo colpito.

Le armi chimiche hanno come definizione comune quella di essere una sostanza non vivente e non biologica. Si tratta di una sostanza che tramite delle azioni velenose porta alla morte.

Queste sostanze hanno tutte delle finalità duplici, come fini industriali e sopratutto pacifici ma possono essere molto tossiche, come per esempio in alcuni pesticidi l’utilizzo di composti a base di piombo e anche il cloro stesso.

Il cloro tipicamente è un gas che, se usato come arma chimica, è un aggressivo soffocante che porta alla morte dell’organismo colpito facendo travasare liquido all’interno dei polmoni e provocando il soffocamento.

Ma il cloro è anche usato per la potabilizzazione delle acque, per la disinfezione delle superfici e produzione di alcune tipi di plastica.

La tecnologia per creare un’arma chimica è complessa oppure è alla portata di molte nazioni?

È molto semplice e molte nazioni le hanno sviluppate.

Alcune sostanze chimiche utilizzate come arma sono già presenti sul mercato e sono già presenti nella produzione industriale.

Parlavamo prima del cloro o del fosfgene: in molti paesi queste sostanze vengono utilizzate per finalità industriali, quindi la capacità di sintesi è possibile non solo in linea di principio ma anche in quella pratica.

Qual è l’arma chimica più letale?

Si è parlato molto due settimane fa dell’attacco a Londra contro l’ex spia russa e dell’uso di agenti della classe novichok, di concezione russa.

E sottolineo concezione, non di produzione, perché i russi hanno scoperto la molecola.

Sono sostanze che normalmente sono dalle dieci alle cento volte più tossiche e letali nei confronti dell’uomo rispetto agli agenti chimici nervini classici sviluppati negli anni Cinquanta e Sessanta.

Questi novichok, che in russo significa “nuovi arrivati” o “nuovi venuti”, sono tra quelli ideati per essere molto tossici ma anche molto sicuri da utilizzare per l’aggressore.

In che senso sono più sicure per l’aggressore?

Un’arma chimica, per essere tale, non deve rivolgersi contro l’aggressore.

Secondo la mentalità malata di chi teorizza queste armi, se io devo produrre degli armamenti chimici su larga scala, la produzione deve:

-essere relativamente sicura, per non intossicare i laboratori che la producono,

-essere immagazzinata ed essere abbastanza stabile dalla sintesi al momento del rilascio

-al momento del rilascio deve essere sicura nei confronti di chi lo usa.

Nel caso in cui si venga colpiti da un attacco chimico, cosa si deve fare e cosa si deve evitare?

Quello che insegno anche ai pompieri locali qui in Brunei è sicuramente la decontaminazione.

Questo è valido per gli attacchi bellici o terroristici come quello di Tokyo nel 1995 in cui venne usato un nervino, ma vale anche nel caso di incidente, come quello del Seveso o l’incidente di Bhopal.

La difesa migliore è evitare il contatto, perché difficilmente la vittima sa da cosa è stata colpita.

Antidoti o altro sono un approccio più da film.

Bisogna essere bravi medici per somministrare il giusto antidoto contro un agente chimico, qualora sia possibile, perché non sempre esistono.

Il metodo migliore che usano sia i professionisti sia i militari per difendersi da una possibile intossicazione è quello di evitare il contatto, avere maschere o tute, anche se nella vita quotidiana non giriamo in città con tute o maschere anti gas.

Qualora le vie aeree o la pelle entrino in contatto con la sostanza la decontaminazione deve essere il più veloce possibile.

La decontaminazione si può fare anche con acqua, farina o qualsiasi altra cosa possa rimuovere l’agente tossico.

Questo vale per i solidi. Per gli aeriformi bisogna spostarsi e cercare una zona all’aperto, e farlo immediatamente.