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Consultazioni elezioni 2018: quando iniziano e come funzionano

Tutto quello che c'è da sapere sulla fase politica con la quale si vuole arrivare alla formazione del nuovo governo

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Consultazioni elezioni 2018: quando iniziano e come funzionano | TPI

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In seguito alle elezioni politiche del 4 marzo 2018, in cui nessuna coalizione o forza politica ha raggiunto la maggioranza dei seggi, come consuetudine i diversi partiti che hanno ottenuto una rappresentanza parlamentare prendono parte alle consultazioni del presidente della Repubblica.

In questa occasione, il capo dello stato ascolta l’opinione delle varie forze politiche su come formare il prossimo governo e al termine, in base al numero di parlamentari eletti da ciascun partito e alla possibilità di essere in grado di formare una maggioranza, affida l’incarico a una figura individuata grazie a questo meccanismo.

Quando iniziano

Le consultazioni iniziano il 4 aprile 2018 e si concludono il giorno successivo (ecco il calendario completo). Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, incontra prima i presidenti delle due camere, poi il presidente emerito Giorgio Napolitano e infine, uno dopo l’altro, tutti i gruppi parlamentari.

Come funzionano

Le consultazioni sono condotte dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e sta a lui, dunque, valutare quale soluzione intraprendere.

Ipotesi 1: mandato esplorativo

Non è obbligatorio che il capo dello stato dia direttamente l’incarico a qualcuno per formare un nuovo governo. Il presidente può inizialmente attribuire a una figura politica un “mandato esplorativo”.

Questo avvenne anche nel 2013, quando l’allora presidente Giorgio Napolitano affidò un mandato esplorativo all’allora leader del PD Pierluigi Bersani che, però, non ebbe esito positivo.

In altri termini, il capo dello stato designa una persona per cercare di formare attorno a questa una maggioranza e, qualora dimostri di averla, può dargli un mandato, mentre diversamente potrebbe iniziare un nuovo giro di consultazioni.

Ipotesi 2: ritorno alle urne

L’extrema ratio in caso di mancate intese su qualsiasi maggioranza è il ritorno alle urne nei prossimi mesi, ma possiamo immaginare che Mattarella voglia cercare qualsiasi soluzione per evitare tale possibilità.

In questo caso potrebbe trattarsi di una procedura più complessa del solito. Se nei casi in cui una coalizione aveva raggiunto da sola la maggioranza le consultazioni erano quasi una mera formalità, ben diverso è questo processo nei casi in cui le elezioni non hanno portato ad alcuna maggioranza.

In questo caso il capo dello stato valuta se e con quale maggioranza un esponente politico è in grado di formare un governo con una maggioranza.

Ipotesi 3: la ricerca di una maggioranza

Il centrodestra è stato la coalizione più votata, ma ha solo 260 seggi (per avere la maggioranza ne servono 316) alla Camera e al Senato 135 (qui la maggioranza richiesta è di 158), e per poter governare ha bisogno di una sponda.

È possibile pensare che si formi un governo di coalizione tra Lega Nord, Fratelli d’Italia e Movimento Cinque Stelle, dal momento che tra i partiti esistono punti comuni e insieme avrebbero i numeri per governare, così come un’altra possibilità vedrebbe i pentastellati accordarsi con il Partito Democratico e Liberi e Uguali per governare (qui tutti i governi possibili).

Dopo il voto, sono iniziate le trattative tra i partiti per tentare di definire una maggioranza parlamentare in grado di sostenere un governo (le ultime notizie). In questa cornice sono state un punti di snodo cruciale le elezioni dei presidenti delle due camere. In ogni caso, tutto è rimandato a quello che deciderà di fare Mattarella.

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