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In Arabia Saudita le domestiche vengono vendute su Twitter come schiave

Le donne sono tutte di nazionalità straniera e vengono offerte sulla rete come comuni merci di scambio, con annunci dove viene indicato lo stipendio mensile e la motivazione per cui le si vuole vendere

Immagine di copertina

In Arabia Saudita, alcune donne che svolgono il lavoro di collaboratrici domestiche sono state messe in vendita sui social network.

Questa notizia puoi leggerla direttamente sul tuo Messenger di Facebook. Ecco come

“Cedesi domestica, 26enne, brava in cucina e disponibile con i bambini. Prezzo: 4.500 euro, compreso il trasporto”, si legge su uno degli annunci postati su Twitter da alcune famiglie saudite.

Le donne che vengono offerte sulla rete, come una comune merce di scambio, sono tutte di nazionalità straniera.

Questo uno degli annunci di vendita che si leggono su Twitter:

Il caso è scoppiato proprio a seguito delle proteste da parte dei paesi di provenienza delle domestiche, in particolare il Bangladesh, le Filippine, il Vietnam.

In Marocco, dove alcune associazioni per la difesa dei diritti delle donne hanno espresso profonda indignazione, sui giornali si sono letti articoli con il titolo: “Siamo ritornati alla schiavitù”.

Le offerte di acquisto sono complete di foto e dettagli, come età, nazione di provenienza, lingue parlate e anni di esperienza della donna oggetto di compravendita.

Viene riportato poi lo stipendio mensile, che si aggira in media sui 400 euro, e la motivazione per cui si vuole cedere la donna: “non parla arabo”, “non interagisce con i bambini” o “non è più giovane” le più inflazionate.

Alcune donne sono anche fatte oggetto di prestito “per un periodo di prova”, si legge in alcuni annunci.

I primi post sui social sono comparsi a dicembre del 2017, e sono poi proliferati rapidamente, con la creazione perfino di account dedicati alla pratica.

Da parte delle autorità saudite, intanto, è stato comunicato che verrà aperta un’inchiesta.

Ma, su Twitter, basta cercare la frase “cedesi domestica” in lingua araba per vedere comparire decine di foto di signore messa in vendita dai loro datori di lavoro, chiamati garanti.

Si tratta di una figura necessaria per un lavoratore straniero per poter soggiornare legalmente nel paese, creando un rapporto di sudditanza spesso insuperabile.

Ora si aspetta che sulla vicenda intervenga anche il governo saudita, che il 27 febbraio ha cambiato molti dei suoi esponenti in seguito a un rimpasto voluto dal re Salman, che ha portato alla storica nomina di Tamadhir bint Yosif Al Rammah, una donna, alla carica di vice ministra del lavoro.