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Perché le case chiuse si chiamavano così?

Il 20 febbraio 2018 si celebrano i sessant'anni dall'approvazione della legge Merlin con cui veniva bandito lo sfruttamento e il favoreggiamento della prostituzione

Immagine di copertina
Una casa chiusa. Credit: Getty Images

Il 20 febbraio 2018 ricorrono i sessant’anni dall’approvazione della legge numero 75 del 20 febbraio 1958. È la “legge Merlin” con la quale sono stati definitivamente chiusi in Italia i bordelli, anche noti come “case chiuse”.

La prostituzione esiste fin dai tempi dell’antica Grecia, ma i bordelli vennero istituiti e regolamentati in Italia a partire dal 1859, quando Camillo Benso, conte di Cavour, autorizzò l’apertura di case controllate dallo Stato per esercitare la prostituzione in Lombardia.

I bordelli, allora, venivano anche chiamati “case di tolleranza” poiché grazie al decreto di Benso venivano, appunto, tollerate dallo Stato.

Ma perché si chiamavano così, le “case chiuse”?

In primo luogo, storicamente, poiché le finestre di quelle “case chiuse” erano costantemente chiuse e alle donne che lavoravano all’interno era severamente vietato di aprire le serrande e le tende.

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Nel 1860, con l’unità d’Italia, la legge venne estesa a tutto il resto del paese, e venne affidato allo Stato il compito di fissare persino i prezzi degli incontri.

Nel 1888 si occupò nuovamente della questione il monarchico Francesco Crispi, facendo approvare una legge che vietava di vendere cibo e bevande, o di organizzare feste e balli all’interno dei bordelli, e proibiva la loro apertura in prossimità di luoghi di culto, asili  e scuole.

I bordelli dovevano rimanere il più possibile anonimi e discreti, anche le persiani dovevano obbligatoriamente rimanere chiuse per legge, e fu proprio in questo periodo che vennero dunque denominati “case chiuse”.

In seguito, le “case chiuse” rimasero legali, nonostante i numerosi dibattiti che si accesero intorno alla loro chiusura, fino al 1958, anno dell’approvazione della “legge Merlin”.

La legge Merlin

Il disegno di legge, in realtà, era già stato presentato dieci anni prima, nel 1948, dalla senatrice socialista Angelina Merlin, ma era stato oggetto di grande dibattito e di un lungo iter parlamentare che permise una sua prima approvazione solo nel 1952.

A causa della fine del mandato della senatrice la proposta non divenne legge, ma nel 1953 la Merlin venne rieletta e ripresentò il disegno di legge, che finalmente terminò il suo iter parlamentare il 20 febbraio 1958.

Alla mezzanotte di quello stesso giorno, in Italia, vennero chiusi 560 bordelli che ospitavano quasi 3mila prostitute.

La legge, creata per difendere la dignità delle donne e tuttora in vigore, prevede la punizione dello sfruttamento (lenocinio), l’induzione e il favoreggiamento della prostituzione, senza però condannare singolarmente i clienti e le prostitute in sé.

Gli ultimi articoli della legge, inoltre, prevedevano l’apertura di istituti di rieducazione dedicati alle prostitute che decidevano di lasciare quell’occupazione; e l’istituzione del primo corpo speciale di polizia femminile in Italia.

Il dibattito intorno alla legge Merlin

La principale obiezione che avanzarono coloro che erano contrari alla chiusura delle case chiuse fu la potenziale diffusione incontrollata delle malattie veneree.

Prima che la legge venisse approvata, durante i dieci anni che intercorsero tra la presentazione della legge e la sua approvazione, numerose figure eminenti della politica italiana si espressero sulla questione.

Lo storico italiano Giovanni De Luna, ad esempio, si oppose alla legge accusando Merlin di esagerazione, mentre il senatore democristiano Michele De Pietro avanzava come obiezione le ricerche dell’epoca a proposito della salute mentale delle prostitute: su 100 donne solamente 32 in media venivano considerate “intellettualmente normali”.

Infine l’intellettuale italiano Benedetto Croce, sottolineando pure il male che le case chiuse rappresentavano, affermò che, chiudendole, non si sarebbe risolto il problema.

Vietando le case chiuse, secondo Croce, si contribuiva a distruggere il bene che le case chiuse costituivano, ossia l’arginamento del problema.

Dopo l’approvazione della legge, nel 1963 si aprì un dibattito sulla legittimità costituzionale della legge, che venne nuovamente giudicata correttamente formulata.

Ma a partire dagli anni ’80, a causa dell’aumento dell’immigrazione, della tratta delle minorenni, della prostituzione in strada e dello sfruttamento da parte delle organizzazioni criminali, sono state presentate numerose richieste di abrogazione o, almeno, di modifica.

La legge Merlin negli ultimi anni

Tra i partiti attuali italiani che cercarono di far approvare l’abolizione della legge si annoverano il partito dei Radicali e la Lega Nord.

Nel 2013 è stato pubblicato un quesito referendario per l’abrogazione della legge, sulla Gazzetta ufficiale della Corte di Cassazione, ma la proposta non ha avuto abbastanza numeri per essere presentata.

Nel 2014 il Pd ha presentato un nuovo disegno di legge per regolamentare il fenomeno della prostituzione, che però non ha avuto seguito.

Ad oggi la legge è sottoposta a giudizio di costituzionalità, richiesto dai difensori dell’imprenditore barese Gainpaolo Tarantini al tribunale di Bari, in merito al processo di secondo grado sul caso delle escort portate nelle residenze di Silvio Berlusconi.

Chi era Angelina Merlin

Angelina Merlin, detta Lina, si iscrisse nel 1919 al Partito Socialista, e durante il Ventennio fascista venne arrestata più volte poiché rifiutò di prestare giuramento.

Dopo una vita di lotte contro le dittature, e di assistenza ai partigiani, alla fine della guerra Merlin è stata una delle 21 donne ad aver partecipato all’Assemblea Costituente, e una delle quattro donne elette al Senato nel 1948, durante la prima legislatura della Repubblica.

A lei si deve anche l’introduzione dell’espressione “senza distinzioni di sesso” nell’articolo 3 della Carta costituzionale.

Rieletta al Senato nel 1953 e alla Camera nel 1958, terminò la sua carriera politica nel 1963 quando, conclusa la legislatura, decise di ritirarsi dalla politica per vivere nella sua casa di Milano.

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