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Cosa sta succedendo in Tunisia dove sono scoppiate violente proteste contro il caro vita

Il governo ha reagito duramente, schierando l'esercito, dopo la terza notte di violenze e saccheggi

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Le proteste in Tunisia. Credit: FETHI BELAID/Afp

Oltre 300 manifestanti sono stati arrestati questa notte in Tunisia per episodi di saccheggio e violenza, dove il governo ha deciso di ricorrere all’esercito per arginare l’accesa rivolta scoppiata in questi giorni in molte città del paese.

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Le proteste erano iniziate domenica scorsa, un po’ in sordina, in risposta a disoccupazione e caro vita, e sono esplose dopo che lunedì 8 gennaio 2018 un quarantacinquenne è morto nella manifestazione di Tebourba (a 30 chilometri da Tunisi).

La polizia dichiara di non aver ucciso l’uomo, che soffriva di problemi respiratori e potrebbe quindi aver risentito dei gas lacrimogeni lanciati dalle forze dell’ordine per disperdere la folla. Dopo il suo funerale, centinaia di giovani si sono riversati nelle strade.

Si riportano disordini in più di 20 città: strade bloccate, sassaiole, pneumatici dati alle fiamme. Il governo ha quindi deciso di affiancare l’esercito alla polizia per tutelare edifici pubblici e zone sensibili.

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Il portavoce del Ministero dell’interno, Khelifa Chibani, ha dichiarato che nelle proteste dei giorni scorsi sono stati ferite decine di agenti, e che il distretto della sicurezza nazionale e il domicilio di un agente sono stati incendiati da gruppi di protestanti violenti.

Tra gli arrestati sembrano essere presenti anche sospetti terroristi. Chibani sottolinea però il miglioramento della situazione della sicurezza rispetto alle due notti precedenti, riscontrando un calo di saccheggi e vandalismo.

In questi giorni ricorre il settimo anniversario della Rivoluzione dei Gelsomini: la Tunisia viene vista come forse l’unico caso di successo delle “primavere arabe”, per via dell’instaurazione della democrazia, tuttavia dal 2011 già nove governi si sono succeduti alla guida del paese, ma nessuno sembra essere riuscito a scalfirne i gravi problemi socio-economici.

Dalla caduta della dittatura gli investimenti esteri sono in picchiata, e gli attacchi terroristici del 2015 hanno frenato anche il turismo (che rappresenta circa l’8 per cento del Pil della nazione).

Ieri il primo ministro Youssef Chahed accusato l’opposizione di incentivare le proteste per alimentare il dissenso nei confronti del governo, dopo che il Fronte Popolare Tunisino ha annunciato che le rivolte continueranno finché la maggioranza non abrogherà la legge di bilancio 2018.

La legge ha disposto un aumento delle tasse e dei prezzi dei beni di prima necessità, nel tentativo di attrarre nuovi investitori e fermare l’impennata del deficit nazionale.