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“La rivolta in Iran è finita”, secondo il comandante delle Guardie rivoluzionarie

I Guardiani della Rivoluzione iraniani hanno annunciato la fine delle proteste contro il governo scoppiate lo scorso 27 dicembre e costate la vita finora ad almeno 22 persone

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Credit: Stringer / Anadolu Agency

“Questo movimento sedizioso conta al massimo 1.500 persone e il numero di piantagrane non ha superato i 15mila cittadini in tutto il paese. La rivolta in Iran è stata sconfitta”.

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A dirlo è stato il generale Mohammad Ali Jafari, comandante delle Guardie rivoluzionarie iraniane (Pasdaran), tramite una dichiarazione pubblicata sul sito web delle Guardie rivoluzionarie.

La rivolta citata dall’alto responsabile iraniano è quella scoppiata lo scorso mercoledì 27 dicembre e sfociata in duri scontri con le forze di polizia che hanno causato finora la morte di almeno 22 persone.

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La televisione di stato ha diffuso in diretta le immagini di manifestazioni di massa a favore della Guida suprema ayatollah Alì Khamenei in varie città tra cui Qom, capitale religiosa dell’islam sciita in Iran, Ahvaz, Arak, Gorgan, Ilam e Kermanshah.

Il generale ha quindi sostenuto che molti dei rivoltosi arrestati durante i disordini scoppiati in alcune città del paese hanno ricevuto addestramento da “forze anti-rivoluzionarie e dai terroristi dell’Mko”, ovvero dai Mojahedin del popolo iraniano, organizzazione al bando in Iran per terrorismo.

Durante una conferenza stampa tenuta oggi a Teheran, citata dall’agenzia di stampa Isna, Jafari ha accusato gli Stati Uniti, Israele e l’Arabia Saudita di aver ordito una trama contro l’Iran, ordinando a un numero imprecisato di cellule dell’Isis di entrare nel paese per commettere atti di sabotaggio e attentati.

Il “tempestivo intervento” delle forze di sicurezza ha permesso di “catturare rapidamente i capi della sedizione”, ha proseguito il generale, precisando che i Guardiani della Rivoluzione sono intervenuti in modo “limitato” per sedare le rivolte solo in tre province iraniane: Isfahan, Lorestan e Hamedan.

Parlando dei contro-rivoluzionari il capo dei Pasdaran ha spiegato: “Sono intervenuti in massa sui social media, migliaia di loro erano all’estero, addestrati negli Stati Uniti”. Quelli in Iran invece “erano affiliati a un gruppo di opposizione in esilio”.

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